FESTE E TRADIZIONI: La 38° “Sagra delle ciliegie” a Chiusa Sclafani

L’inizio del mese di giugno sancisce a Chiusa Sclafani la tradizionale sagra delle ciliegie. Con le sua trentottesima edizione rappresenta una delle più antiche della Sicilia. Un evento che anche quest’anno ha richiamato una folta presenza di visitatori, (circa 5.000) provenienti da diverse parti della Sicilia, che hanno animato la cittadina della Riserva Naturale Orientata di “Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio”. Il territorio chiusese, grazie ad un suo particolare microclima, costituisce uno degli areali preferiti da questa coltura. Con una produzione che si attesta suoi 3500 q.li circa, la ciliegia costituisce, per la comunità chiusese, un prodotto di pregio, grazie anche alle sue caratteristiche peculiari ad alta individuazione.

Tre le cultivar locali: la moscatella, la cappuccia e la caddusa. Le prime due sono autofertili, pertanto, la loro impollinazione è incrociata nel senso che il gamete maschile si trova nella cultivar “muscatedda”, mentre il gineceo è inserito nella “cappuccia”. La cultivar muscatella o muscatedda è costituita da piccoli frutti sferoidali presente in due entità: la “nera” di colore rosso scuro uniforme e la “bianca” di colore rosso chiaro punteggiata di bianco; per la sua facile deperibilità ha uno scarso valore commerciale. La cultivar “cappuccia” presenta dei frutti molto più grossi di colore rosso scuro uniforme. La polpa a maturità è duracina di sapore dolce lievemente contrastato con un buon bilanciamento tra zuccheri e acidi organici, a suo vantaggio, ha una più lunga conservabilità. La “Caddusa” ha un gusto contrastato, non è molliccia, ha aromi propri inoltre e non raggrinzisce. Il ciliegio è originario dell’Asia occidentale, ma è diffuso in Europa da tempi antichissimi. In Italia, le prime testimonianze risalgono al I secolo a. C., quando se ne illustravano le tecniche di innesto; Plinio elencava diverse varietà. Pare, che la coltivazione sia stata portata dalla città di Cerosonte (Asia Minore), da qui il nome “cerasus”, dal generale Licinio Lucullo, noto per i suoi menù gastronomici e per avere annientato nel 99 a.C., nel corso della seconda guerra servile, l’esercito di schiavi che avevano sfidato l’Impero, e che si erano annidati nei pressi della città sicana di Scirtea, l’odierna S. Carlo, nel territorio di Chiusa Sclafani. La testimonianza della presenza della coltivazione della ciliegia, nel territorio chiusese, risulta da alcuni riveli del 1500. Agli inizi del XX secolo, il medico palermitano Giuseppe Pitrè, descrivendo la festa del SS. Crocifisso di Chiusa Sclafani, scriveva che ..”nello stesso paese si coltivano delle ciliegie davvero saporite, che vengono mangiate nel periodo della festa”. Nel periodo fascista divenne celebre una canzone, oramai timidamente fissata nei ricordi degli anziani, che annoverando le ricchezze dei paesi dei monti Sicani, inneggiava “a Chiusa pi cirasi boni”. I chiusesi, comunque, da tempo hanno la nomea, affibbiata dagli abitanti dei paesi vicini di “cirasara”. Alla fine degli anni sessanta, si ebbe la vera consacrazione della ciliegia, con l’istituzione della sagra da parte della Pro-loco locale. Da quell’anno in poi, è stato un susseguirsi di iniziative che hanno consentito alla piccola drupa di farsi conoscere e apprezzare in tutta la Sicilia. Di recente il Comune ha stipulato una convenzione con i dipartimenti di Colture arboree delle Università di Palermo e Bari, il Consorzio vivaistico e il Centro studi Carami, entrambi del capoluogo pugliese, per capire quali sono le condizioni più favorevoli per lo sviluppo della cappuccia e per selezionare gemme per realizzare piante “pure”. Grazie ai finanziamenti della “forestazione produttiva” di Agenda 2000 negli ultimi anni nel territorio sono state introdotte altre varietà autofertili. Tra queste hanno trovato condizioni ideali la Ferrovia, Celeste, Van, Stella, e Sweet heart. Inoltre nel territorio si stanno sviluppando coltivazioni di ciliegio biologico. L’obiettivo degli amministratori locali è quello di far nascere un’associazione di produttori e quindi richiedere il riconoscimento di indicazione geografica protetta (IGP). Amministratori e produttori si sono tutti raccomandati, anche quest’anno, al santo delle ciliegie Gerardo Tintore o Tintori, patrono di Monza insieme a San Giovanni Battista, per ottenere una buona produzione.

Si racconta che il santo si trattenesse spesso in chiesa a pregare fino a tarda ora. Una sera, per convincere i canonici del Duomo a lasciarlo rimanere oltre l’orario di chiusura, promise loro un cesto di ciliegie; benché fosse pieno inverno, gliele consegnò subito la mattina successiva. A motivo di tale prodigio, San Gerardo viene sempre raffigurato con un rametto di ciliegie. Forse è anche per questo che le ciliegie hanno delle proprietà salutistiche davvero ragguardevoli. Secondo uno studio americano, pare che la piccola drupa, abbia un effetto benefico sul cuore attraverso un’azione antidolorifica che le renderebbe simili all’acetilsalicilico. Sembra che le sostanze responsabili degli effetti antidolorifici, attribuiti alle ciliegie sono gli antociani, (sali, di solito cloruri) che oltre a conferire la colorazione rosso arancio, rendono questo frutto simili all’aspirina senza però averne gli effetti collaterali. Hanno altresì importanti proprietà terapeutiche: contrastano l’ipertensione, leggermente lassative e diuretiche, ricche di vitamine, in particolare A e C, e nutrono in modo ottimale durante il periodo estivo perché contengono molti sali minerali (potassio, calcio, ferro) che vengono dispersi con il sudore. Inoltre, sono dietetiche, perché forniscono un medio apporto di zuccheri e proteine ed hanno solo 38 calorie per ogni 100 grammi di prodotto. La ciliegia contiene anche il levulosio uno zucchero molto adatto ai diabetici, risulta per questo sia indicato per gli obesi e i pletorici che possono mangiarne a volontà.

La polpa, inoltre può essere utile per rinfrescare pelli irritate, mentre un decotto di peduncoli può essere usato come lenitivo per pelli screpolate. Il settore inesplorato riguarda la trasformazione del prodotto, infatti le ciliegie possono essere utilizzate per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi, salse, distillati, sorbetti e mostarde e liquori come maraschino, ratafià, cherry e brandy, prodotti che potrebbero dare un valore aggiunto all’intera produzione. Alla sagra erano presenti una cinquantina di stand di cui la metà con ciliegie. La sagra è stata arricchita da diverse escursioni all’interno della “Riserva Naturale Valle del Sosio”. Momento di grande interesse è stata l’iniziativa organizzata dall’Accademia del gusto “Epulae”, dall’Anag della provincia di Palermo, riguardante l’analisi visivo e sensoriale della ciliegia, seguito da una degustazione di grappe giovani e il vino della cantina Tarucco. L’officina del gusto è stata sapientemente guidata dal Dr. Mario Liberto, presidente regionale dell’Epulae, dal Dr. Salvatore Sgarlata e dal prof. Nino Burzillieri dell’Anag di Palermo. Nel pomeriggio della domenica si è assistito ad una degustazione di ciliegie abbinate ad altri due prodotti tipici locali: il formaggio e la ranza e ciura, una particolare pizza risalente al periodo arabo. L’esibizione di un gruppo folcloristico e le note di un duo musicale hanno salutato la sagra. L’unica nota stonata è stata la produzione che quest’anno a causa di condizioni climatiche avverse non è stata eccellente.

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