Pizzi e trine tra Malta e la Sicilia

I due tipi di cuscino – il tombolo, o mhadda, ed il trajbu

Gli arnesi. La somiglianza del prodotto si riflette, naturalmente, nella somiglianza negli arnesi del mestiere.  Per la produzione di questo pizzo fino, necessita una base d’appoggio, un cuscino rigido.  Vi è una proliferazione di forme di questo cuscino, eppure da Venezia fino alla Sicilia si è adottato il tipo a rullo, il cuscino a tombolo.  A Malta è uguale e viene chiamato imhadda.  Inoltre, le spole sono bastoncini di legno chiamati in italiano piombini perché contengono dei pesi in piombo.  La versione di questi in maltese è detta, ciombini.

Il museo delle belle arti, alla Valletta, espone un dipinto del francese Antoine de Favray (1706-1798) intitolato ‘Dama maltese in visita’ che attesta per la prima volta l’esistenza dell’arte del pizzo.  Dipinto verso la metà del diciottesimo secolo, questo quadro ben rappresenta l’arte del maestro che amava essere fedele alla realtà.  Qui egli espone la tecnica della produzione del pizzo nel ricco abbigliamento della nobiltà maltese, vista all’interno di una casa gentilizia.  Non mancano i dettagli tecnici tanto che si vedono fedelmente riprodotte  le bobine all’italiana in legno semplice di circa 13 cm di lunghezza, con il gambo stretto che tiene il filo e che va allargandosi verso il basso.  E’ interessante vedere che il cuscino rappresentato è diverso dallo stile italiano. E’ piuttosto di tipo catalano simile al secondo tipo di cuscino ancora utilizzato per produrre il pizzo a Malta, oggi.  Questo tipo di cuscino ‘alla spagnola’, fu importato dalla penisola iberica dai commercianti maltesi e chiamato ‘Trajbu’ da ‘Tarbija’, e cioè ‘neonato’ perche era lungo e lo si portava in braccio come un neonato.  Era ideale per la produzione di trine lunghe di pizzo.  La giovane dipinta da Favray nell’atto di lavorare al tombolo può essere la figlia di un ricco mercante che mostra, fiera, il suo moderno cuscino da pizzo.

Il Pizzo a Gozo. Ma oltre a questo dipinto di Favray, poco si sa del pizzo prodotto durante il periodo dell’Ordine.  Ciò che si deduce ci viene dai pochi campioni esistenti ancora nelle chiese perché fu la Chiesa che conservò questa forma di arte durante il precario periodo napoleonico ed i primi decenni della dominazione britannica su Malta.

La rinascita della produzione del pizzo viene attribuita a Lady Hamilton Chichester una filantropa che, interessandosi a questa forma di artigianato, fece venire da Genova alcuni artigiani che le ridiedero vita, particolarmente sull’isola di Gozo.  Qui, appunto per l’influenza italiana ambedue i tipi di cuscino vengono ancora chiamati ‘Imhadda’ mentre a Malta si usa ‘Trajbu’ per il tipo lungo.

Don Giuseppe Diacono (1847-1924), scrivendo nel 1916 in maltese,  appurò che l’intervento italiano sulla lavorazione del pizzo a Gozo avvenne intorno al 1846.  Da allora i protagonisti furono, Marianna Attard (1824-1851) e sua sorella Genesia che visse fino al 1909 e sviluppò l’uso del Punto Spirito a foglia, conosciuto come ‘Moski’.  Furono inventati ed utilizzati nuovi disegni, specialmente dopo il successo ottenuto dal pizzo maltese alla Grande Mostra Internazionale di Londra del 1862.  Atrigiani conosciuti furono, tra gi altri, il Canonico Salvatore Bondì (1790-1859)  e Clemente Busuttil (1810-1883) che inframezzo il pizzo a lavori di ricamo su tessuto, introdusse nei lavori la croce di Malta e l’uso delle strisce o trine di pizzo unite insieme per a produzione di opere di grandi dimensioni.  Ormai, verso la metà del diciannovesimo
secolo, il tombolo lungo venne adottato dalla maggior parte degli artigiani che lasciarono l’uso del cuscino agli specialisti per la produzione di disegni speciali di pizzo.  A fine ottocento venne di moda portare lo scialle in pizzo nero e, oltre alla clientela inglese, i fuorusciti italiani del Risorimento furono i migliori committenti per queste opere d’arte in pizzo, con particolare predilezione per gli scialli in seta nera.

Don Diacono fondò le scuole della Congregazione del Pizzo delle suore francescane conosciute come ‘Ta’ l-Istilla’ (della Stella) con lo scopo di insegnare alla bimbe bisognose un mestiere con il quale da vivere pur restando al sicuro nelle proprie case.  Ovunque le suore francescane aprirono scuole, organizzarono l’insegnamento del mestiere del pizzo. Nacque, anche su spinta di Diacono, la Casa d’Industria, a Xaghra, Gozo, nel 1894, dove egli era parroco, poi a Rabat, Gozo, ed infine alla Valletta.

Pizzo recante la sigla George Rex, risalente agli anni ’30

Il Secolo XX. Si è spesso cercato di sviluppare a Malta un’industria del pizzo uguale a quella di Gozo, ma a Malta le donne hanno sempre preferito il ricamo o il merletto ad ago.  Comunque, a Malta si è organizzata la vendita del pizzo Gozitano.  Negli anni ’30 del secolo scroso fu organizzata la Malta Industries Association, diretta da Cecilia De Thrafford.  Questa ditta curavava la vendita di pizzi lavorati a Gozo. Primi fra i clienti erano gli esponenti delle forze armate inglesi stazionate a Malta.  La famiglia reale inglese, spesso in visita sull’ isola, predilegeva queti lavori su disegno di artisti gozitani, oppure sui disegni dell Arch. Gerada , disegnatore a servizio dei De Trafford.

La sconda guerra mondiale vede un interruzione dell’industria e, a guerra finita, la grande emigrazione ed i nuovi mestieri videro sciamare gli artigiani.  Restarono soltanto poche anziane che continuarono a praticare le forme più semplicistiche di questa antica arte. Non si vedevano più le  donne sedute sull’uscio di casa a lavorare il pizzo al tombolo, gioia e delizia del turista.

Consiglia Azzoparidi, a destra, osserva insieme ad altre lavoratrici un meraviglioso scialle

Rinascita dell’arte del pizzo. Grazie all’inserimento della lavorazione del pizzo nel curriculum delle scuole statali di artgianato ed il suo conseguente inserimento nel programma delle scuole serali per adulti, l’arte è rinata.  Entusiasti furono gli emigrati rientrati che si unirono ai corsi. Furono publicati vari libri e nel 1996 si organizzò una cooperativa per curare le tante richieste dal’estero.  Nel 2000, venne in essere la Malta Lace Guild, che pubblica un bollettino trimestrale.  Inoltre, si svolgono due giornate che commemorano la’Arte del Pizzo, l’una a Gozo in Primavera e l’altra a Malta in Autunno.  Sono tutte attività legate al programma per l’Arte del Pizzo offerto nella sede di Gozo dell’Università di Malta.  L’emblema della Croce di Mata è il marchio che testimonia il patrmonio storico-culturale delle isole maltesi.

tradotto da:   Patricia Salomone, Malta

fotografia:  Consiglia Azzopardi, Patricia Salomone

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