LA NOSTRA STORIA: Un magico Natale

Il Santo Natale, sconosciuto nei primi secoli dal Cristianesimo, fu canonizzato verso la metà del IV secolo da Papa Liberio. Dicono quale alternativa cristiana alla festa pagana del Sole Invitto”. In Sicilia questa giustificazione non è certo tanto valida. E’ il mese dei colori, della musica, del mistero, dell’amore, della famiglia. Sin dai primi giorni tutti sono in visibilio. I problemi sembrano svaniti. Non si sa il perchè, forse è per magia. Per incanto l’unico interesse sono i preparativi per la festa. Comprare i regali, girare divertiti ed affascinati allo stesso tempo, tra le tante bancarelle allestite per l’occasione, piene di lumini, alberi di natale, addobbi, giocattoli e dolciumi. E’ la festa della famiglia, un proverbio siciliano: “Natale che tuoi, Capudannu cu cu vuoi” (Natale passalo in famiglia, Capodanno con chi vuoi). Dall’8 dicembre, festa dell’Immacolata, i “ciaramiddari” (zampognari) suonano per le vie in costumi tipici per ricordare al passante distratto che l’amore per le cose semplici è la chiave della felicità. In molti centri dell’isola, vengono preparati caratteristici presepi pubblici chiamati “cone” (immagini). II padre di questa usanza fu San Franceso d’Assisi nel 1223 c.a. a Graccio vicino Rieti. Da allora, ovunque e con il materiale più vario: mollica di pane, cartapesta, paglia, conchiglie, terracotta, vetro, stoffa, la maestria dell’uomo rappresentato, con fantasia la nascita di Gesù nella stalla di Betlemme della Giudea. A Trapani, patria dell’alabastro e del corallo, si può ammirare un preziosissimo presepe. Ad Acireale, in una grotta rupestre formata dalla lava, vengono rappresentati mirabilmente oltre alla Sacra Famiglia, momenti della vita contadina siciliana: “u ricuttaru”, “u Massaru”, “i fimmini `o tilaru”, ` ` u pastureddu”, “u critaru”, “u scarparu” “ u mola cutedda”, “u panitteri” tra gli addobbi non mancano arance, limoni e fichidindia. E’ ad altezza naturale e di carta pesta quello della grotta ad Ognina. Veramente suggestivo il presepe vivente di Tremestieri Etneo e di Custonaci. Nel folklore siciliano sono di rigore i dolci che hanno il nome delle festività: “i natalini”, “l’occhi di Lucia”, “i barbareddi” e indubbiamente quelli classici: panettone, tronco di Natale, pandoro, gnocchi di miele, panforte e bocche di Natale. Natale è anche una festa magica infatti è proprio durante la vigilia che i “mavari” (maghi) trasmettono il loro potere al prescelto. Si narra che nella notte di Santo Stefano, le giovani spose, per assicurarsi la fedeltà del marito, devono cucire in un sacchettino di seta rossa un ramoscello d’ulivo, una ciocca di capelli dell’amato e un nastrino annodato e recitare guardando la luna una preghiera (a’ ncatinata). Chi nasce la notte di Natale ha poteri magici ed è dotato di grande forza medianica e fisica (t’a vaddari di cu nasci pi’ natali). Per non parlare della corsa frenetica alla ricerca della biancheria intima rossa per i1 31 dicembre. Con il sole o con la pioggia, con il vento o con la neve Natale è la Festa più bella dell’anno.

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