Ciliegie

A Chiusa Sclafani la 43° “Sagra delle ciliegie”

43° Sagra delle Ciliegie - Chiusa Sclafani

Alla presenza di circa 5mila persone è calato il sipario sulla 43° sagra delle ciliegie di Chiusa Sclafani. Un evento che, anche quest’anno, ha richiamato una folta presenza di visitatori provenienti da diverse parti della Sicilia.

Il territorio chiusese, grazie al suo particolare microclima, rappresenta uno degli areali preferiti da questa coltura. Con una produzione che si attesta suoi 3.800 q.li circa la ciliegia costituisce, per la comunità chiusese, un prodotto di pregio.

Le cultivar locali sono rappresentate dalla moscatella, cappuccia e caddusa.

Le prime due sono autofertili, pertanto, la loro impollinazione è incrociata nel senso che il gamete maschile si trova nella cultivar “muscatedda”, mentre il gineceo è inserito nella “cappuccia”. La cultivar muscatella o muscatedda è costituita da piccoli frutti sferoidali presente in due entità: la “nera” di colore rosso scuro uniforme e la “bianca” di colore rosso chiaro punteggiata di bianco; per la sua facile deperibilità ha uno scarso valore commerciale.

La cultivar “cappuccia” presenta dei frutti molto più grossi di colore rosso scuro uniforme. La polpa a maturità è duracina di sapore dolce lievemente contrastato con un buon bilanciamento tra zuccheri e acidi organici, a suo vantaggio, ha una più lunga conservabilità.

La “caddusa” ha un gusto contrastato, non è molliccia, ha aromi propri inoltre e non raggrinzisce.

ciliegio

Il ciliegio è originario dell’Asia occidentale, ma è diffuso in Europa da tempi antichissimi. In Italia, le prime testimonianze risalgono al I secolo a. C., quando se ne illustravano le tecniche di innesto; Plinio elencava diverse varietà. Pare, che la coltivazione sia stata portata dalla città di Cerosonte (Asia Minore), da qui il nome “cerasus”, dal generale Licinio Lucullo, noto per i suoi menù gastronomici e per avere annientato nel 99 a.C., nel corso della seconda guerra servile, l’esercito di schiavi che avevano sfidato l’Impero, e che si erano annidati nei pressi della città sicana di Scirtea, l’odierna S. Carlo, nel territorio di Chiusa Sclafani.

La testimonianza della presenza della coltivazione della ciliegia nel territorio chiusese, grazie ad alcuni lasciati in favore del Monastero di Santa Maria del Bosco, si fa risalire alla metà del 1500.

Agli inizi del XX secolo, il medico palermitano Giuseppe Pitrè, descrivendo la festa del SS. Crocifisso di Chiusa Sclafani, riportava che… “nello stesso paese si coltivano delle ciliegie davvero saporite, che vengono mangiate nel periodo della festa”.

Nel periodo fascista divenne celebre una canzone, oramai timidamente fissata nei ricordi degli anziani, che annoverando le ricchezze dei paesi dei monti Sicani, inneggiava “a Chiusa pi cirasi boni”.

I chiusesi, comunque, da tempo hanno la nomea, affibbiata dagli abitanti dei paesi vicini di “cirasara”. Alla fine degli anni sessanta, si ebbe la vera consacrazione della ciliegia, con l’istituzione della sagra da parte della Pro-loco locale. Da quell’anno in poi, è stato un susseguirsi di iniziative che hanno consentito alla piccola drupa di farsi conoscere e apprezzare in tutta la Sicilia. Grazie ai finanziamenti della “forestazione produttiva” di Agenda 2000 negli ultimi anni nel territorio sono state introdotte altre varietà autofertili. Tra queste hanno trovato condizioni ideali la Ferrovia, Celeste, Van, Stella, e Sweet heart.

Inoltre nel territorio si stanno sviluppando coltivazioni di ciliegio biologico. L’obiettivo degli amministratori locali è quello di far nascere un’associazione di produttori e quindi richiedere il riconoscimento di indicazione geografica protetta (IGP). L’evento è stato arricchito da uno spettacolo cabarettistico dell’associazione “La Scintilla”, diretto dal regista Saverio Colletti. Il giorno della sagra, nel complesso polifunzionale della Badia, la Soat di Chiusa Sclafani, che insieme al comune ha organizzato la kermesse, ha promosso una degustazione guidata con prodotti della pastorizia locale. Nel pomeriggio, oltre alla tradizionale degustazione delle ciliegie, hanno animato la kermesse il gruppo musicale “Due più due” dell’inossidabile Franco Verchiani, il gruppo Folkloristico di Mazara del Vallo e la banda musicale. A dimostrazione del grande interesse e l’amore per questa drupa hanno partecipato all’evento: il consigliere provinciale Santi Bellomare, l’assessore provinciale Gigi Tomasino, gli onorevoli Antonello Cracolici, Nino Dina e Salvino Caputo. Alla manifestazione ha partecipato, inoltre, il presidente della provincia Giovanni Avanti che dopo un suo intervento ha consegnato “La ciliegia d’oro”, un riconoscimento voluto dalla Soat e dall’Amministrazione comunale ai chiusesi che si sono distinti nel campo artistico-culturale, quest’anno il riconoscimento è andato a Totò Cascio protagonista del film di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”. Gli interventi sono stati preceduti da un saluto dal neo sindaco Giuseppe Ragusa, dall’assessore allo sviluppo economico Vincenzo Ragusa e dal responsabile della Soat Nicola Colletti. Amministratori e produttori si sono tutti raccomandati, anche quest’anno, al santo delle ciliegie Gerardo Tintore o Tintori, patrono di Monza.

San Gerardo Tintore

Si racconta che il santo si trattenesse spesso in chiesa a pregare fino a tarda ora. Una sera, per convincere i canonici del Duomo a lasciarlo rimanere oltre l’orario di chiusura, promise loro un cesto di ciliegie; benché fosse pieno inverno, gliele consegnò subito la mattina successiva.

A motivo di tale prodigio, San Gerardo viene sempre raffigurato con un rametto di ciliegie. Forse è anche per questo che le ciliegie hanno delle proprietà salutistiche davvero ragguardevoli.

Secondo uno studio americano, pare che la piccola drupa, abbia un effetto benefico sul cuore attraverso un’azione antidolorifica che le renderebbe simili all’acetilsalicilico.

Sembra che le sostanze responsabili degli effetti antidolorifici, attribuiti alle ciliegie sono gli antociani, (sali, di solito cloruri) che oltre a conferire la colorazione rosso arancio, rendono questo frutto simili all’aspirina senza però averne gli effetti collaterali. Hanno altresì importanti proprietà terapeutiche: contrastano l’ipertensione, leggermente lassative e diuretiche, ricche di vitamine, in particolare A e C, e nutrono in modo ottimale durante il periodo estivo perché contengono molti sali minerali (potassio, calcio, ferro) che vengono dispersi con il sudore. Inoltre, sono dietetiche, perché forniscono un medio apporto di zuccheri e proteine ed hanno solo 38 calorie per ogni 100 grammi di prodotto. La ciliegia contiene anche il levulosio uno zucchero molto adatto ai diabetici, risulta per questo sia indicato per gli obesi e i pletorici che possono mangiarne a volontà.

Il settore inesplorato riguarda la trasformazione del prodotto, infatti le ciliegie possono essere utilizzate per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi, salse, distillati, sorbetti e mostarde e liquori come maraschino, ratafià, cherry e brandy, prodotti che potrebbero dare un valore aggiunto all’intera produzione. Quest’anno alcune aziende hanno presentato un particolare liquore e le confetture di ciliegie. La polpa, inoltre può essere utile per rinfrescare pelli irritate, mentre un decotto di peduncoli può essere usato come lenitivo per pelli screpolate.

Alla sagra erano presenti una cinquantina di stand di cui la metà produttori di ciliegie a cui la Soat e l’Amministrazione comunale ha consegnato un riconoscimento. La sagra è stata arricchita da diverse escursioni all’interno della “Riserva Naturale Valle del Sosio”. Alla manifestazione ha partecipato l’Arga Sicilia e l’Accademia del gusto “Epulae”.

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