LA NOSTRA STORIA: Chiusa Sclafani riscopre la centenaria storia dei pani votivi di S. Giuseppe


Giustizia è fatta! Grazie a Mario Liberto Chiusa Sclafani riscopre la centenaria storia dei pani votivi di S. Giuseppe, festeggiata con una suntuosa manifestazione che ha visto il salone delle feste del Circolo Ufficiali di Palermo interamente gremito. Relatori del prezioso volume “I pani votivi di S. Giuseppe a Chiusa Sclafani e la mostra Etnografica di Palermo sono stati: la dr.ssa Eliana Calandra, direttrice del Museo Pitrè di Palermo, lo scrittore Pippo Oddo, autore della presentazione dello stesso libro e la Docente universitaria Rita Cedrini. Presente inoltre l’On.le Antonello Antinoro, componente della Commissione cultura della Regione Siciliana.
erano, e continuano ad essere, anche autentici capolavori d’arte plastica effimera, adesso degni di essere usati come soprammobili e un tempo come preziosi talismani, capaci di consentire alla povera gente di affrontare «in regime protetto», come soleva dire Ernesto De Martino, «la presenza del negativo nella storia». L’uso dei pani di San Giuseppe in funzione apotropaica da parte degli abitanti di Chiusa Sclafani è documentato bene da questa ricerca di Mario Liberto: «Durante le tempeste, quando la natura può mettere in pericolo la vita della comunità, si spezza un pezzo di pane benedetto e si butta in strada», recitando una colorita orazione a Santa Barbara, la miracolosa Patrona dei fulmini, cui si è ispirato, in un suo celebre romanzo, lo scrittore sudamericano Jorge Amado. Non nuovo alla ricerca dei cocci sparsi della cultura contadina della sua Chiusa Sclafani, Liberto si è sobbarcato ad un’ennesima faticata per ricostruire ciò che resta (nella memoria di quelle biblioteche ambulanti che sono gli anziani e nell’apparato celebrativo della festa dei nostri giorni), non solo dei pani votivi di San Giuseppe, ma anche delle caratteristiche originarie della sacra ricorrenza di marzo. Per venirne a capo, L’Autore ha esplorato con pazienza certosina fonti edite e d’archivio e persino una vecchia tesi di laurea sulle tradizioni di Chiusa Sclafani, di cui fu relatore, a metà degli anni Quaranta del secolo scorso, Giuseppe Cocchiara. La devozione al Patriarca San Giuseppe, a Chiusa Sclafani, ha un cuore antico, a giudicare anche dall’esistenza di un artistico simulacro ligneo, forse di bottega napoletana, costruito all’inizio dell’Ottocento, in sostituzione di una statua precedente di cui si conserva la memoria nel locale Archivio parrocchiale. Tutto lascia credere che, nel ridente paesino del Sosio, il Padre della Provvidenza sia onorato in modo solenne fin dagli albori della storia di Chiusa. Tra i pani votivi la cui presenza a Chiusa Sclafani è documentata dall’Ottocento ai nostri giorni ce ne sono alcuni di cui Pitrè non ha fornito il nome, bensì il disegno. Esula da questa nota la disamina dei diversi pani votivi che le donne di Chiusa Sclafani confezionano il 19 marzo, oltre tutto perché l’Autore ha saputo documentare egregiamente, e con il necessario corredo iconografico, tutta la ricchezza espressiva di questi rari capolavori d’arte effimera, riportati alla luce dalla sua ricerca. Liberto evidenzia inoltre l’influenza che la scuola degli intagliatori locali hanno influenzato anche “incondizionatamente” l’arte al femminile delle donne chiusesi. Circa le qualità professionali dei mastri d’ascia, basti ricordare che nel Cinquecento Silvio e Marco Lo Cascio (padre e figlio) assursero alla dignità di scultori in legno apprezzati in tutta la Sicilia occidentale. Nella loro bottega si formarono altri artisti, che hanno lasciato il segno in diverse chiese siciliane. I pani votivi riportati alla luce dalla ricerca di Mario Liberto sono dunque pezzi di cultura ritrovata, tessere del mosaico di una concezione del mondo e della vita ridotto in frantumi dall’incalzare della globalizzazione selvaggia”.
Anche quest’anno dediichierari parte del tuo tempo alla tradizione centenaria sui pani votivi di San Giuseppe? Pensi di donare ancora qualcosa di bello e istruttivo al tuo paese? ciao Rosaria