Il fascino del Sellaio

Il lavoro manuale, considerato in alcuni periodi storici addirittura segno di inferiorità, riacquista prestigio e conserva il suo fascino. Sarà per il valore ed il significato racchiuso negli oggetti creati dalle mani dell’uomo!

E’ incredibile, infatti, il modo in cui essi possono narrare le vicende umane, spiegare le esigenze di chi li ha voluti e costruiti e dimostrarne l’inventiva, l’abilità, il senso artistico.

Proprio gli oggetti diventano custodi e protagonisti, nello stesso tempo, di tanti avvenimenti fino ad essere espressione viva di un ambiente, di una cultura, di un periodo. É poi, – “chi può togliere ad un artigiano la soddisfazione del “creare”, del produrre ciò che è unico, irripetibile?” – chiede il signor Recupero facendo intuire l’amore per il suo lavoro. Egli è un vero artigiano.

Ha imparato l’attività da bambino, a sette anni, lavorando presso la bottega dello zio, esperto sellaio proveniente dalla scuola di Pinerolo. In quegli anni il lavoro artigianale si tramandava ancora di generazione in generazione mentre si andava via via idealizzando il “posto di lavoro”. Così i giovani apprendisti sono spariti; adesso saranno magari disoccupati, ma non artigiani. Il signor Recupero è uno dei pochi sellai ancora attivi.

Certo in tutti questi anni molte cose sono cambiate! Cavalli e carrozze, che sono stati in passato fonte di lavoro e mezzi di trasporto, sono oggi ricercati da danarosi collezionisti. Il sellaio prepara a mano ogni tipo di finimento per carrozze, calessi e cavalli, a pettorale, a collana, per pariglie da tiro a due, a quattro e a sei cavalli e ne garantisce l’assistenza e il montaggio. Deve avere un’ottima conoscenza dei cavalli, delle razze, delle misure; deve partecipare ai concorsi, alle gare, ai mercati, alle fiere. Così, oggi, il sellaio si assicura una buona fetta di mercato che va oltre i confini nazionali.

Il signor Recupero esporta anche in America e in Australia i suoi capolavori. Le attrezzature necessarie sono poche. Occorre più che altro “conoscere il mestiere”, averlo appreso ed amarlo. Molta pazienza, quindi, volontà ed esperienza. Nella selleria c’è un grande bancone d’appoggio dove riporre il cuoio appena arrivato per poterlo lavorare. Dietro si trova una macchina da cucire. Ecco, questa è l’unica grande innovazione inerente l’attività.

Fino a dieci anni fa, si cuciva il cuoio completamente a mano. Eppure, giganteschi aghi pendono appesi alla parete, perchè – “in alcuni punti è indispensabile cucire a mano per la migliore riuscita dell’articolo” – spiega il signor Recupero. E’ il tocco dell’artigiano che preferisce usare, comunque, il più possibile le proprie mani!

Dall’altra parte, al di là del bancone, si trova la “scannella”. Ci si siede sopra e ci si appoggia il cuoio per cucirlo a mano. Poi vi sono altri piccoli arnesi come la “mezzaluna” che serve a ridurre lo spessore del cuoio, il “levaspigoli” che arrotonda gli angoli, il “rigatore” che consente anche di creare disegni ornamentali, e poi semplici compassi didiverse dimensioni e una serie di coltelli. Alla parete sono appese diverse foto di splendidi finimenti completi per carrozze che vengono mostrati con molto orgoglio e soddisfazione ai clienti. Per ultimare un lavoro del genere occorrono in media 15/20 giorni. Un mestiere antico che mantiene il suo fascino, ancora oggi, nonostante i tempi siano cambiati.

Basta entrare nella bottega di chi fa ancora l’artigiano alla vecchia maniera per iniziare quasi un viaggio indietro nel tempo. Ogni oggetto ha la sua collocazione funzionale, ogni gesto sapiente e preciso viene eseguito come un rituale a cui non si può fare a meno di assistere piacevolmente sorpresi!

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