Agricoltura di precisione: lo stato dell’arte in Italia

di Giuseppe Consiglio

Sebbene la loro diffusone sia ancora piuttosto limitata, gli strumenti di precision farming appaiano sempre più accessibili a tutti gli operatori del settore primario. L’agricoltura di precisone consente l’applicazione di tecnologie e principi per semplificare la gestione spaziale e temporale delle variabilità connesse alla produzione, tenendo conto delle reali necessità delle aree destinate alle colture. Essa, permette di incrementare, notevolmente la competitività aziendale, innescando processi in grado di aumentare l’efficacia degli output impiegati, contribuendo a contenere i costi per l’impresa, ma anche l’impatto ambientale delle produzioni. I tool propri dell’agricoltura di precisione hanno spesso costi elevati e non sono sempre accessibili. Per ovviare a questo grosso limite, tanto lo Stato italiano quanto le istituzioni comunitarie stanno mettendo in campo diversi strumenti finanziari e linee guida per supportare l’intero settore verso il processo di cambiamento che mira a portare la SAU nazionale gestita con tecniche di smart farming, entro il 2021, dal’1 al 10%.

Il mercato, dal canto suo, corre sempre più velocemente incrementando l’offerta di dispositivi d’avanguardia che stanno modificando radicalmente, il modo di concepire l’agricoltura, prevedendo l’impiego di sistemi satellitari, sensori, droni. Sistemi che rendono reale la possibilità di implementare le pratiche agronomiche tradizionali con nuove tecniche che permettono di coltivare la terra con maggiore efficacia e quindi con profitti crescenti. Benché siano sempre più presenti nel mercato, tali soluzioni sono comunque poco adoperate dalle aziende agricole: si stima infatti che solo il 2% delle imprese abbia provato ad utilizzare i tool dell’agricoltura 4.0. La ridotta capacità di effettuare investimenti per via per delle scarse dimensioni aziendali, può spiegare solo in parte il mancato impiego delle nuove tecnologie, nei confronti delle quali permane, comunque, una certa diffidenza. 

In controtendenza rispetto ai colleghi europei e statunitensi, gli agricoltori italiani operano ancora con macchine spesso vecchie o obsolete, e questo malgrado i numerosi fondi destinati all’innovazione e previsti da programmi quali i PSR regionali, i bandi ISI o quelli legati alla legge Sabatini, sulla cui efficacia sono comunque aperte, spesso anche a ragione, numerose discussioni.

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