Undici ore d’amore di un uomo ombra

Ha scelto la via dei libri, per parlare della sua condizione di detenuto condannato all’ergastolano ostativo e per promuoverne l’abolizione, Carmelo Musumeci, siciliano di Aci Sant’ Antonio, paese in provincia di Catania, nato nel ’55 e da vent’anni rinchiuso in varie case penitenziarie.

Attualmente è nel carcere di Spoleto. Due anni fa ha pubblicato una raccolta di racconti che lui stesso definisce di genere ‘social noir’ e che hanno per contenuto la vita dei detenuti in generale, in particolare degli ergastolani come lui, ai quali non è concesso avere alcun permesso, né possibilità di lavoro o di semidetenzione, per tutta la durata della pena, quindi a vita, e che per questo – sostiene Musumeci – non sono più individui ma ‘uomini-ombra’. E proprio Gli Uomini Ombra è il titolo del suo primo libro, pubblicato da Gabrielli Editori, che, tra l’altro ha un bel disegno di copertina, realizzato da Vauro.

L’anno scorso, Musumeci, che quando è entrato in carcere aveva conseguito solamente la licenza elementare, si è laureato in Giurisprudenza e per l’occasione il Tribunale di sorveglianza di Perugia gli ha concesso un ‘permesso di necessità’, che viene dato solo per eventi gravi o irripetibili, di undici ore, per poter discutere la sua tesi e per condividere l’evento con parenti e amici.

Su quella giornata ha scritto un altro libro, pubblicato da poco e sempre da Gabrielli editore, che porta per titolo Undici ore d’amore di un uomo ombra. Ed è l’appassionata descrizione di un giorno di libertà, trascorso – dopo un’insonne e febbrile nottata e dopo venti anni di dura detenzione – con la moglie e i suoi due figli, con i nipotini e con quelli che Musumeci chiama simpaticamente ‘i diavoli custodi’, i responsabili e gli assistenti dell’associazione Papa Giovannii XXIII (che ha avuto per fondatore don Oreste Benzi ) e che da molti anni ormai lo sostengono nel suo cammino di pentimento intimo e personale e nella sua battaglia per l’abolizione dell’ergastolo ostativo.

Le undici ore che Musumeci racconta nel suo libro sono quelle che vanno dalle 11 del mattino di giorno 11 Maggio 2011 alle 22 della sera dello stesso giorno. Sono undici ore, come sono 11 i cancelli che Musumeci ha dovuto oltrepassare dalla sua cella al portone d’ingresso, per uscire dal carcere e per riassaporare il piacere della libertà e delle relazioni umane, la possibilità di spaziare con lo sguardo, di avere un tempo per sé.

E le note del suo libro narrano delle emozioni fortissime e delle sensazioni euforiche e appaganti provate nel ritrovato contatto affettivo e fisico con i propri parenti; nella gratificazione seguita alla discussione del contenuto della sua tesi di laurea su ‘La pena di morte viva: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità’, discussa con ardore e passione alla facoltà di legge di Perugia; nel calore con cui l’hanno festeggiato gli amici e il personale tutto della casa di accoglienza Il sogno di Maria, dove Musumeci ha trascorso la serata. Si tratta, come scrive Barbara Alberti nell’introduzione al libro, ‘di undici ore che Musumeci ci racconta, con un ritmo che toglie il respiro, nel moto ondoso delle parole’.

Dopo il breve permesso, Musumeci è rientrato in prigione e dalla sua cella, con l’ausilio volontario di un amico che gli gestisce un sito personale su internet, ha cominciato a pubblicare il suo diario di carcerato, e a scrivere in favore della ‘certezza della pena’ ma anche della ‘certezza del recupero’.

E intanto ha scritto un altro libro, un romanzo che uscirà a breve, che ha già un titolo, Zanna Blu, e una prefatrice illustre, Margherita Hack. I due volumi sinora usciti di Musumeci, nascono anche, per volontà dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, in ricordo e in omaggio a don Oreste Benzi, il prete emiliano che ha indirizzato buona parte del proprio impegno sacerdotale alla difesa dei diritti dei detenuti, denunciando le incongruenze del diritto e della società che ammette la condanna ad una pena ‘che esclude la possibilità di dimostrare che l’uomo possa cambiare e diventare addirittura una risorsa per gli altri’.

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