Rosolini: Un paese giovane dalle radici antiche

Un po’ di storia. Rosolini sorge amministrativamente nel XVIII secolo, e precisamente  il 1 agosto 1712 quando al principe Don Francesco Moncada e Cirino, principe di Ladreria e di Rosolini ed alla consorte Eleonora Platamone viene concessa la “licentia aedificandi” per la costruzione del borgo. Sorge come terra feudale nobilitata ed il feudatario che la fondò ebbe precise prerogative: imporre tasse ai vassalli, amministrare la giustizia civile e criminale, tenere in funzione gli uffici dell’Università che gestiva la vita del borgo feudale.

Il castello, la cui edificazione fu autorizzata dal re Ferdinando D’Aragona il 15 gennaio 1485, non è più nella sua struttura originaria e di esso è sopravvissuta solo l’ala di tramontana. Le costruzioni si svilupparono a nord ovest del castello con dimore in prevalenza architettonicamente povere affiancate da opere a carattere sociale: l’acquedotto Cansisina, abbeveratoi, il ricovero per orfani, la chiesa matrice del  SS. Crocefisso e la bella chiesa dell’Anime Purganti, oggi chiesa Madre ( i cui lavori iniziarono nel 1728 e furono ultimati nel 1840 ), furono alcune delle opere realizzate. Dalla prima metà dell’800, Rosolini si abbellì di artistici palazzi diventando popolosa e laboriosa.

Nonostante questa sua relativa giovinezza come Comune, Rosolini sorge su un’area storicamente antichissima. Abbiamo, infatti, numerose testimonianze che vanno dalla preistoria  alla storia antica  e medievale. In questo territorio, popolazioni indigene e mediterranee si stanziarono durante il paleolitico superiore nella Cava Grande di Rosolini, nella cui parte iniziale,  si trova la Caverna Lazzaro scoperta e studiata dall’archeologo tedesco Ferdinando Von Adriana nel 1878. Nei dintorni esiste anche una necropoli dall’età del bronzo antico (1880-1440 a.c.). 

Successivamente il territorio di Rosolini fu abitato dai Greci e dai Romani: sotto questa dominazione il territorio fu chiamato “Rus Helorini” o “Rus Helorinum” da cui secondo alcuni deriva il toponimo. Dopo la caduta dell’impero Romano vi fu l’occupazione da parte dei Vandali ed in seguito dei Musulmani durante la dominazione dei quali Rosolini fu chiamato Raalsenem (da cui secondo altri deriva il nome attuale).

Dopo la conquista normanna, la dinastia Altavilla avviò il processo di feudalizzazione e il territorio venne a costituire i feudi Savini (oggi Rosolini) e Cugni di Inubau, in seguito accorpati attraverso diversi passaggi di denominazioni feudali ed infine: de Girgia, De Apello, De Podio, Platamone, questi ultimi fondatori nel 1673 del principato di Rosolini. Evento notevole durante questo periodo (era il 1533) fu il ritrovamento della Santa Croce in una grotta che faceva parte dell’eremo eretto in quel periodo, ma in una zona già adibita ad attività religiosa fin dal IV secolo, probabilmente per opera di Sant’Ilarione e che oggi è meta d’attività turistiche per interessamento dell’I.S.V.E.C.S ( istituto Studi e Valorizzazione Eremo Croce Santa ) e dell’Archeoclub d’Italia sede di Rosolini.

A spasso per il paese. Dopo questa breve digressione storica, vi proponiamo un breve giro per il paese. Per chi giunge dalla SS 115 presso la stazione ferroviaria, ci si “inerpica” per la via Ronchi che porta alla piazzetta Europa.

Di fronte si può ammirare una spaziosa villetta comunale mentre sulla destra si diparte il cosiddetto “corso”, quasi “unico” ritrovo per i giovani del paese e luogo delle rituali passeggiate. Risalendo il Corso Savoia s’incrocia la bella e spaziosa Via Sipione mentre sulla destra ci s’immette su ciò che rimane dell’antico Borgo Feudale e del Castello Platamone. Com’era tipico dell’architettura feudale, intorno al castello furono edificati i Magazzini, il trappeto e le abitazioni per i coloni che costituirono il primo tessuto urbanistico dell’odierna cittadina. L’area su cui sorse il castello conserva tuttora tracce di ipogei d’epoca romana, e di tombe greche (secondo lo storico Faustino Maltese).

I Platamone, fondatori della baronia di Rosolini, scelsero di edificare su quest’area il loro castello utilizzando proprio la struttura di una preesistente basilica ipogeica rupestre, inglobandola nella costruzione. Purtroppo rimangono parzialmente visibili soltanto una camera adiacente ad un’altra diroccata, i “Damuselli” (con volta a botte) le antiche prigioni del castello e il primo piano ad abitazione del cappellano del borgo che dal 1712 al 1813 era denominato Università, ossia  insediamento fondato e dipendente da un feudatario e non dal re, e quindi demaniale (la vista è possibile rivolgendosi alla sede locale dell’Archeoclub d’Italia).

Risalendo la scalinata che fiancheggia i Magazzini feudali fino  a giungere alla prima piazzetta del borgo, siamo nuovamente sul Corso Savoia: proseguendo si giunge nella grande piazza principale della cittadina sulla quale si affacciano palazzi ottocenteschi insieme assieme alla chiesa madre.

Sobrietà ed eleganza, caratterizzano Piazza Garibaldi arricchita dal prezioso orologio municipale. Vale la pena veramente di entrare in chiesa ed ammirare i suoi quadri, le sue decorazioni, il suo organo, gli stupendi altari e gli affreschi. Dietro la chiesa Madre vi è Piazza Masaniello chiamata comunemente “San Cherchiri”: ricca di alberi e caratterizzata dalla bella fontana con tritoni. Anch’esso tipico luogo d’incontro dei rosolinesi.

Proseguendo per la Via Roma in alto, si trova il Santuario del Sacro Cuore di Gesù fondato da  Madre Carmela Aprile, meta di continui pellegrinaggi. La Via Manzoni, la via Immacolata e la via Roma sono espressione di un diffuso gusto di inizio secolo, mensoloni ed architravi in pietra d’intaglio a soggetto floreale fanno distinguere le antiche case dalle moderne, per stile e creatività. Altra chiesa di Rosolini è  quella del SS. Crocefisso riedificata sui resti di una precedente, ricavata originariamente da un fienile feudale adibito a luogo di culto. È qui che ha sede la Croce, rinvenuta nel luogo poi denominato Eremo di Croce Santa nel 1533, in una stupenda teca in argento, donata da Litterio Moncada Branciforti principe di Rosolini nel 1739.

Il territorio circostante Rosolini offre la possibilità di un’interessante “immersione” in un notevole patrimonio storico archeologico e soprattutto paesaggistico. Proponiamo in primo luogo di visitare il già citato Eremo di Croce Santa, raggiungibile in pochissimi minuti dal paese, Incastonato  nella roccia calcarea dell’antica Cava grande di Rosolini, è un complesso rupestre, tra i più interessanti della Sicilia, formato da quattro chiesette scavate nelle rocce e susseguitesi per i terremoti che nel corso dei secoli interessarono questa parte dell’isola. La prima chiesa è costituita da una struttura rupestre, insediata da un’area adibita nell’alto Medio Evo a sepolcreto e della quale rimane, forse per il terremoto del 786 d.C. solo la parte absidale a semicerchio, contenente ancora un subsellium semicircolare, interrotto da una cattedra.

La seconda chiesa è ipotizzabile per la presenza d’alcune strutture conservate nella parte sinistra del complesso le uniche rimaste forse a causa del terremoto del 1167. La terza chiesa sistemata con avancorpo in muratura, è allungata lungo l’asse verticale, ed è chiusa con un cancelletto di ferro. L’unica navata presenta una serie di affreschi rappresentati San Teodoro, Santo Stafano, il Cristo, Santa Chiara ed altre figure di santi. Purtroppo sono oggi visibili le figure dei primi due santi e restano solo tracce degli altri affreschi: ciò a causa dell’incuria del tempo e degli uomini. Anche la quarta chiesa è rupestre, e ad una sola navata, con abside; è conosciuta come grotta del bove poiché a questa è legata una curiosa legenda. Si narra, infatti, che un bove, al tramonto, scompariva per un po’ di tempo dal suo gruppo per riapparire a sera inoltrata. Un giorno il bovaro incuriosito lo seguì e lo vide entrare appunto in questa grotta il cui ingresso era ostruito dai rovi. Sbirciando trovò il suo bue “inginocchiato a pregare” davanti ad una croce di legno.

Era il 1533 oggi quella Croce è venerata nella chiesa del SS. Crocefisso dove qualche secolo dopo fu traslato. Anche a questa traslazione è legata una leggenda. La croce, infatti, venne caricata su un carro per essere portata via. All’uscita dell’Eremo si raggiungeva un bivio che portava a due città diverse: naturalmente i rappresentanti di ciascuna città speravano che la croce fosse portata verso il proprio paese, ma il bue si diresse verso Rosolini. Se ci si vuole poi immergere nella splendida e rigogliosa natura che circonda il paese, tappa fondamentale della visita  è costituita senz’altro dalla cava Piranito tratto Paradiso. È un ambiente non ancora deturpato dove si possono osservare ripide pareti rocciose, terrazze naturali dove in mezzo ad una folta macchia mediterranea esistono insediamenti preistorici con tombe della “facies Castellucciana” (1800-1440 a.c.) ed a fondo valle un ruscello che scorrendo fra platani oleandri ed una ricca vegetazione, dà origine a piccole e spettacolari cascate. Non meno interessante è la cava Lazzaro, parte iniziale della cava Grande che con un percorso sinuoso e profondo parte dal territorio di Rosolini.

Grotta Lazzaro è una cavità naturale usata come riparo dall’uomo preistorico fin dal Paleolitico superiore. (10.000 a.c.) e riutilizzata fino all’antica età del bronzo (1800-1400  a.c.); qui sono stati rinvenuti importanti reperti archeologici conservati al museo civico di Modica, in quello di Ragusa ed al museo Paleontologico ed Etnografico “Pigorini” di Roma. Nelle terrazze naturali sì “incontrano” tombe a grotticella artificiale a forma di forno risalenti all’età del bronzo. O ancora l’affascinante Stafenna, considerata uno dei siti abitati più antichi della Sicilia, risalente al paleolitico Superiore (10.000 a.c.) rinominata per i ritrovamenti di notevole importanza e per la presenza di ipogei paleocristiani.

L’economia è ancora in gran parte agricola con le culture tipiche della zona: carrube, vigneti, grano, mandorle, olive. In questi ultimi decenni c’è stata una notevole ripresa in questi settori, come in quello ortofrutticolo che trova sbocchi commerciali anche nei mercati settentrionali ed europei. In fase di sviluppo è anche l’industria del carrubo ed in ripresa i settori dell’ulivo degli agrumi e del mandorlo utilizzato quest’ultimo per l’industria dolciaria del nord.

Una iniziativa importante è la “Cantina Sociale Elorina”, cooperativa di viticoltori della zona che, migliorando gli standard qualitativi, è riuscita a dare uno sbocco commerciale alla tipica produzione vinicola locale. È ancora  presente in piccola parte un artigianato erede di una pregevole tradizione (cestai, mastri, carradori, scalpellini, fabbri, restauratori), che si esprime nella “Mostra artigianale” organizzata annualmente dal Comune. Per gli appassionati del settore è da segnalare anche la presenza di mercatini del mobile usato.

Rosolini, si estende per oltre settantasei chilometri quadrati all’interno del versante sud-orientale della Sicilia e confina con il territorio di Noto e con i comuni della Provincia di Ragusa Modica ed Ispica. E proprio perché a cavallo delle due Province di Siracusa e Ragusa si colloca al centro di tre direttrici di sviluppo: quella agricola in direzione di Ispica e Pachino, quella zootecnica in direzione di Modica e quella turistico-culturale nel versante Modica-Noto. 

Nonostante la sua giovinezza, Rosolini affonda le sue radici in un lontano passato per questo sono diverse le testimonianze storiche del suo non vasto territorio. L’esistenza di questo non indifferente patrimonio storico ed archeologico, la presenza di case rurali, per lo più in abbandono, dei prodotti di un artigianato ancora non del tutto scomparso, di una cucina casalinga che affonda le sue radici nella cultura contadina iblea, possono costituire le basi per un progetto di turismo rurale che può rappresentare un volano per l’economia dell’intero territorio.

Oggi, infatti, esiste certamente quella consapevolezza “culturale” che può rendere possibile questo processo. Si tratta di far maturare scelte imprenditoriali di tipo nuovo. Prima degli anni sessanta era l’agricoltura a tirare l’economia del paese. Anche se estiva un fiorente artigianato le cui varie attività erano esercitate da veri maestri che avevano imparato dai loro padri tanti mestieri e tante piccole arti che ancora vivono grazie alla presenza degli ultimi “mastri” carradori, scalpellini, falegnami, fabbri-ferrai, ultimi epigono di una grande “razza” in via di estinzione. Ma la risorsa aggiuntiva della storia recente di questo paese, dal clima dolce e dagli abitanti aperti e cordiali con il forestiero, è stata ed è ancora in parte costituita dalle rimesse degli emigranti.

L’agricoltura in crisi e la crescente disoccupazione davano il “via” agli inizi degli anni sessanta ad una massiccia emigrazione verso i paesi europei più industrializzati o verso il Nord d’Italia com’era avvenuto negli anni venti e trenta, nel periodo della grande crisi, verso i Paesi d’oltre Oceano (Stati Uniti, Canada, Argentina, Venezuela). Così l’emigrazione è stata l’unica vera grande industria di Rosolini anche se si è assistito negli ultimi decenni alla nascita di piccole attività industriali, spesso il frutto di grande sacrificio ed iniziativa. Con l’emigrazione è arrivata  la trasformazione di Rosolini, si è abbattuto sul paese un flusso di denaro senza precedenti e poiché il desiderio tipico di un emigrato è quello di avere una casa civile ed accogliente nel luogo dove sono le sue radici, ecco che questo denaro si è riversato come una cascata sull’asfittica economia locale.

Così sono spuntate case, grandi, immense come il sacrificio di tanti rosolinesi che, a costo di privazioni ed umiliazioni, hanno finalmente realizzato il sogno della loro tormentata esistenza. Ma se l’emigrazione ha messo in moto l’economia dando lavoro ad operai ed artigiani, la classe politica si è trovata impreparata ad affrontare con gli strumenti necessari il grande “boom” edilizio. Così interi quartieri periferici sono nati abusivamente senza un razionale piano di sviluppo urbanistico. Poi il flusso emigratorio si è fermato e per le nuove generazioni si apre una prospettiva di sviluppo basato soprattutto sull’enorme patrimonio economico e culturale che caratterizza il paese.  

Per riempire lo stomaco. Dopo una giornata così intensa non si può finire  con la squisita cucina tipica del luogo. Il piatto più buono è quello dei ravioli alla ricotta conditi con sugo di maiale. Ma naturalmente la lista è lunga, avete mai assaggiato i “maccarruna e i cavateddi”? (pasta fatta  con un procedimento tipico tradizionale consistente in un “pettine” su cui si passano dei fusi con pezzi di pasta arrotolati sopra) o ancora u “ncucciateddu”? Per gli amanti dei legumi si ricordano in particolare “u macculurdu” (fave, ceci, lenticchie, fagioli, lardo di maiale) che è un piatto tipico del giovedì grasso e i “lolli ‘nto maccu” rotoli di pasta cotta nel “maccu” (fave sgusciate ridotte a crema). Di tradizione è “a gnieddu ‘nfurnatu” (specie a Pasqua). Ma caratteristiche sono le “impanate”, pasta ridotta a dischi “co lasagnaturi” (matterello), poi sovrapposti e ripieni di broccoli, baccalà o anguille nel periodo natalizio di carne d’agnello nel periodo pasquale. Simpatica da vedere e gustosa è la “cucca”, rotolo di pasta con all’interno pezzi di formaggio: sfornata calda è una delizia. Buonissimi (ma di certo non poco leggeri)  sono i “purcidduzza nto vinu cuottu”, cioè a dire pezzetti di pasta decorata e lasciati “insaporire” appunto nel vino cotto. Ed ancora con questo ultimo e farina si fanno dei biscotti chiamati “mustazzola”. Tra i dolci e biscotti sono da annoverare i “pasti fuorti”  (preparati con farina, albume d’uova e zucchero) e veramente “divini” sono i caratteristici “ricci  ri miunnula”, fatti con mandorle sgusciate, sbucciate, tritate ed amalgamate ad albume e zucchero. Se ne consiglia vivamente l’assaggio.