“Ricevere un premio è sempre un momento speciale. Ma quando quel riconoscimento arriva nella splendida IPSSEOA Piazza e può essere condiviso con i propri studenti, allora il valore raddoppia. Diventa memoria, diventa esempio, diventa promessa per il futuro”. E questo il commento del prof. Mario Puccio nel ricevere il premio “Kermesse 2025” consegnato dalle mani del prof. Giuseppe Riticella, docente, consulente e manager turistico siciliano, esperto in economia e marketing, Presidente dell’Accademia di alta formazione manageriale e consulenza alberghiera (CSTM). e dal Presidente della Kermesse il giornalista Giorgio Fiammella.
Al centro di tutto c’è un nome che, per molti, è già sinonimo di dedizione e passione: Mario Puccio. Maestro e docente di cucina e di pasticceria siciliana all’IPSSEOA Piazza, ha saputo coniugare rigore e umanità, disciplina e cuore. Chi lo conosce lo sa: da qualunque angolazione lo si guardi, è una persona umile, intransigente nel lavoro e straordinaria nel rapporto con i suoi ragazzi. Sempre presente, sempre disponibile, porta la cucina siciliana ben oltre i confini dell’isola insieme all’Associazione Cuochi e Pasticceri di Palermo.
Il suo vero capolavoro, però, non è solo nei piatti: è nelle persone. Con i giovani ha un rapporto speciale, fatto di ascolto, incoraggiamento e fiducia. È sempre pronto a spingerli un passo più in là, ad aiutarli a credere in se stessi, a trasformare un sogno in un percorso possibile. In ogni gesto, in ogni lezione, c’è il desiderio sincero di trasferire non solo tecniche e ricette, ma valori: il rispetto per il lavoro, l’amore per la tradizione, la curiosità per il futuro.
Per questo il riconoscimento che gli è stato dedicato non celebra soltanto un professionista eccellente, ma un educatore autentico, capace di elevare l’arte culinaria dell’isola e di custodirne l’identità, condividendola con generosità. “Viva la cucina siciliana e la cucina italiana” non è uno slogan: è una dichiarazione d’amore, è la sintesi di una vita spesa tra fornelli, aule e sogni che prendono forma.
E forse è proprio questo il senso più profondo di tutto: sentirsi onorati non solo per ciò che si è fatto, ma per ciò che si è riusciti a trasmettere. Perché il lavoro più bello del mondo, quando è vissuto così, non si limita a nutrire: ispira, unisce, lascia un segno. E in quel segno, oggi, c’è la storia di un maestro e di tanti ragazzi che, grazie a lui, hanno imparato a credere nel proprio futuro.









