Il lupo perde il pelo… Monsanto e soci ci riprovano

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Chi l’avrebbe detto che un giorno su tutto ciò che consumiamo quotidianamente, cocomeri, broccoli, meloni, pomodori, melanzane  peperoni  i nostri agricoltori dovranno pagare pesanti  “royalties” ai signori delle biotecnologie. Eppure è così. Monsanto e soci stanno facendo di tutto per conquistare il monopolio  sui semi della vita, quelli che ci danno il nostro cibo. Dopo gli OGM ora si vuole andare oltre. Queste voraci aziende di biotecologie stanno facendo di tutto per ottenere pericolosi brevetti su alimenti coltivati usando metodi tradizionali. Persino il Parlamento europeo si è espresso contro questa devastante  possibilità, raccomandando all’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) la non brevettabilità delle piante e degli animali ottenuti  senza ricorrere a modifiche genetiche, ma con metodi convenzionali, prodotti definiti “essenzialmente biologici”. Il caso era scoppiato qualche anno con il ricorso contro il brevetto messo sul metodo di selezione e sulle sementi di un particolare tipo di broccoli, sviluppato dalla britannica Plant Bioscience, particolarmente ricchi di glucosinolati, sostanze fitochimiche attive contro i tumori. Analogo brevetto era stato concesso a favore del Ministero dell’Agricoltura di Israele per una varietà di pomodori poveri di acqua (quindi particolarmente polposi), che hanno la caratteristica di “asciugarsi” ulteriormente restando attaccati alla pianta senza marcire, in qualche caso arrivando persino alla completa essiccazione.  Sia i broccoli che i pomodori sono stati ottenuti utilizzando biotecnologie non Ogm. Ora tutto è nelle mani dell’EPO. Spetta infatti al suo Consiglio di Amministrazione bloccare le scappatoie che permettono di brevettare  varietà di piante e metodi di coltivazione tradizionali. Nel mondo si fa sempre più forte l’indignazione verso coloro che  passo dopo passo stanno monopolizzando a livello globale  tutto ciò che mangiamo. Una grande petizione affinché i Governi europei aderenti alla Convenzione Europea sui Brevetti intervengano sull’Ufficio Europe dei Brevetti  in  pochi giorni ha già raccolto quasi due milioni di firme in tutto il mondo http://www.avaaz.org/it/monsanto_vs_mother_earth_rb/?tUFFVab.

ogm5La situazione è già tragica: La Monsanto, il gigante dell’industria chimica che ci ha venduto veleni come l’Agente Arancio e il DDT  possiede il 36% delle varietà di pomodori, il 32% dei peperoni e il 49% dei cavolfiori registrati nell’UE.  In USA per  i semi OGM agisce in regime di quasi monopolio infatti detiene il 96%  dei brevetti. Ed i risultati fanno rabbrividire. In India,  una delle zone famose per il cotone è stata soprannominata “la cinta del suicidio”, dopo che decine di migliaia di agricoltori delle famiglie più povere si sono suicidati per scappare da debiti insostenibili. Sono duecentomila gli agricoltori che si sono suicidati in India negli ultimi dieci anni: colpa del cambiamento climatico, che nel subcontinente conosce una sorta di drammatica “prova generale”, di una siccità durata dieci anni, ma anche della diffusione a tappeto degli OGM. La cifra, che lascia sgomenti, è una estrapolazione dei dati ufficiali, ma secondo il giornalista Palagummi Sainath, che si occupa da anni di temi della povertà,  il fenomeno ha assunto le dimensioni di una vera epidemia, e il numero degli agricoltori che decidono di concludere tragicamente la propria vita (spesso ingerendo pesticidi, una fine orribile) è molto superiore: talvolta ad uccidersi sono diversi membri della stessa famiglia.
Secondo la scienziata ambientalista Vandana Shiva il fenomeno ha avuto inizio nel 1997, quando il governo indiano ha eliminato i sussidi alla coltivazione del cotone, e contemporaneamente sono state introdotte su larga scala semenze geneticamente modificate. La Shiva punta il dito contro la Monsanto che ha reso i produttori dipendenti da pesticidi e fertilizzanti chimici. Anche Carlo d’Inghilterra ha mosso la stessa accusa e ha creato tre anni fa la fondazione benefica Bhumi Vardaan, che mira ad assistere gli agricoltori aiutandoli a ripudiare le biotecnologie. La Monsanto respinge le critiche, addebitando solo ai cambiamenti climatici i danni alle coltivazioni. Ma secondo gli ambientalisti il cotone bt della Monsanto, modificato con il gene del Bacillus Thuringensis per renderlo resistente ai parassiti, non ha funzionato. La pianta non resiste agli attacchi dei più comuni parassiti e richiede dosi massicce di pesticidi. La qualità della fibra di cotone prodotta dalle piante transgeniche è scadente, e questo  fa crollare il suo valore di mercato. Lo stato di Andhra Pradesh, che da solo produce più del 62% del  cotone dell’India, ha vietato alla Monsanto di promuovere e commercializzare le sue varietà di cotone bt e di compiere sperimentazioni in campo aperto sul proprio territorio, chiedendole di risarcire gli agricoltori: ma la multinazionale biotecnologica si è rifiutata di farlo. L’Italia di recente ha avanzato alla Commissione europea la richiesta di sospendere le autorizzazioni alla messa in coltura di sementi di mais Ogm Mon810 nel nostro Paese e nell’UE  affinché la stessa Commissione effettui una nuova valutazione completa su questo tipo di mais modificato alla luce delle ultime linee guida, e definisca adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tali Ogm. Si insinua il sospetto di un trucco molto semplice che le aziende di biotecnologie praticano senza alcuno scrupolo:  commercializzare pesticidi e semi geneticamente modificati in grado di resistergli, ottenere brevetti sui semi proibendo agli agricoltori di piantare i loro rendendoli così  dipendenti da pesticidi e fertilizzanti chimici. Il tutto lubrificato dalla enorme massa di denaro spesa per fare pressione sui governi, anche elargendo contributi alle campagne elettorali, con l’unico obiettivo di imporre la loro presenza nel mercato mondiale sia con  prodotti OGM ed ora anche con ibridi  che utilizzano biotecnologie non OGM. E se si depaupera il nostro ecosistema con sistematiche monocolture, se milioni di persone fanno la fame non importa più di tanto. L’importante è il lucro.