La Camera ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sui reati agroalimentari, proprio in occasione della Giornata del Made in Italy. Non si tratta solo di un aggiornamento normativo, ma di un vero e proprio “scudo” giuridico per una filiera che oggi vale 707 miliardi di euro e che rappresenta il cuore pulsante dell’economia nazionale.
Un’attesa lunga dieci anni
La riforma trae ispirazione dalle proposte della cosiddetta “Legge Caselli”, un progetto sostenuto con forza da Coldiretti e dalla Fondazione Osservatorio Agromafie. Il provvedimento arriva dopo un decennio di dibattiti, trovando compimento grazie al forte impulso del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
L’obiettivo è chiaro: adeguare gli strumenti penali a un mercato globale dove le frodi sono diventate sempre più sofisticate e pericolose.
Cosa cambia nel Codice Penale
La novità principale consiste nell’inserimento di un capo specifico dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare. Ecco i punti cardine:
- Tutela di DOP e IGP: Viene introdotta una protezione rafforzata per le denominazioni d’origine, i simboli più preziosi della nostra Dop Economy.
- Aggravante mafiosa: La presenza di criminalità organizzata nelle frodi e nel commercio con segni mendaci diventa un’aggravante specifica. Si riconosce, finalmente, che il cibo è un terreno fertile per le ecomafie.
- Stretta sull’Italian Sounding: La legge punta a smascherare l’inganno del codice doganale, che spesso permette a prodotti esteri di diventare “italiani” grazie a un’ultima minima lavorazione in Italia.
- Sanzioni più dure: Irrigidimento delle sanzioni amministrative per chi viola le regole su etichettatura, origine e ingredienti.
I numeri del fenomeno: un business da 25 miliardi
La necessità di questa riforma è dettata dai numeri impietosi emersi dall’ultimo rapporto Coldiretti/Eurispes:
Il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è balzato a 25,2 miliardi di euro, praticamente raddoppiato nell’ultimo decennio.
La vittoria di Coldiretti
Soddisfazione piena da parte di Coldiretti, che vede in questo traguardo il coronamento di una storica battaglia per la trasparenza. Il Presidente dell’organizzazione ha sottolineato come la riforma sia un passaggio coerente per garantire al consumatore la certezza di ciò che mette in tavola e per proteggere gli agricoltori onesti dalla concorrenza sleale dei “falsi” prodotti italiani.
Con questa legge, l’Italia si pone all’avanguardia in Europa nella difesa della propria identità alimentare, trasformando la qualità in un valore non solo gastronomico, ma anche giuridico.










