La Sicilia nel Cinema d’Impresa

raffineriaMostrano  l’ottimismo e la fiducia nello sviluppo industriale, che dominò in Sicilia negli anni ’60, i numerosi cortometraggi che le grandi imprese, che operarono nell’Isola in quegli anni, commissionaro a registi eccellenti del cinema italiano, per reclamizzare l’utilità e la bontà delle loro attività, e che adesso è possibile visionare sul sito internet del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma che ha raccolto, digitalizzato e messo online tutto l’immenso materiale filmico dell’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea. E’ del grande regista Ermanno Olmi un filmato, contenuto nel sito, realizzato nel 1960 per la Edison, che ha per titolo La grande città d’acciaio e che illustra la costruzione dell’imponente polo petrolchimico creato a Priolo dove si produce, si raffina e si commercializza una varietà di prodotti (acido solforico, ammoniaca, fertilizzanti, derivati del petrolio, etc.) che trovano sbocco commerciale, partendo dal porto di Augusta, non solo in Italia e nei paesi del bacino del mediterraneo ma anche nelle lontane Americhe. Olmi ritrae con perizia estetica e registica le bellezze paesaggistiche – le selvagge e fascinose campagne, dai mutevoli colori, e il mare azzurro e limpido – e  le antiche e importanti aree archeologiche e monumentali che fanno da sfondo e contesto alla nuova realtà industriale che sta sorgendo e che nel documentario, la voce che commenta le immagini della nascente ed enorme struttura, evidenzia con forza, proclamando: ‘la Sicilia cambia volto. Nel cuore del paesaggio antico sta nascendo qualcosa di nuovo. Alle porte di Siracusa, nei luoghi che conobbero lo splendore e le glorie di antiche civiltà come pure l’abbandono e il silenzio di lunghi secoli di decadenza, la pianura perde il suo andamento orizzontale e cede il passo alle torre metalliche, ai grandi serbatori sferici, agli enormi magazzini di stoccaggio, agli edifici, alle nuove macchine, collegati da srade, da tubzioni, da nastri conduttori attraverso i quali la logica della produzione fa muovere uomini e materiali’. Il bel film di Olmi, documentaristico e poetico allo stesso tempo, offre, come immagine del sogno realizzato della prosperità e della modernità dei siciliani, che sembra inverarsi nel megaimpianto di Priolo, una lunga sequenza che riprende la corsa di un caratteristico carretto siciliano attraverso gli stabilmenti, i capannoni, i depositi, tra operai al lavoro e tecnici in discussione, tra macchine in azione e mezzi in movimento, accompagnata dai versi di una canzone di Italo Tumicelli che fiduciosamente declama: ‘curri curri carritteddu, curri e pottimi luntanu, carritteddu sicilianu’. Di un anno dopo, del ’61, è la pellicola Un mestiere per Tutuzzo, realizzata per conto della Montecatini, dal regista Giovanni Cecchinato. Il film raf3descrive le aspirazioni di Tutuzzo, un giovanissimo pastore siciliano, che guida i suoi muli per le tratte desertiche della campagna siciliana dell’entroterra e pensa però al suo sogno che è quello di poter diventare una ‘tuta blu’, un operaio della Montecatini, magari un semplice estrattore nella miniera che si trova nel sottosuolo delle campagne vicine alla sua dimora, a San Cataldo, nel nisseno, ‘a 80 Km. a sud di Palermo’, dove ‘mezzi nuovissimi mai visti in Italia’ consentono di tirar fuori da gallerie lunghissime scavate a una profondità un prezioso minerale che, trasportato poi a Campofranco verrà lavorato per divenatre solfato di potassio e da qui ulteriormente trasportato su camion a Porto Empedocle dove verrà ulterirmente raffinato e insaccato, in un enorme stabilimento in riva al mare, e imbarcato per essere venduto in Italia e all’estero. ‘Il solfato di potassio, che serve a tante e utili applicazioni in agricoltura’ informa la voce narrante del video, ‘prima veniva importato in Italia e adesso raggiunge dalla Sicilia i mercati nazionali ed esteri’; ma soprattutto, nel commento finale, inquadrando la vicina valle dei templi con i suoi millenari e bellissimo resti archeologici, viene sottolineato che la giusta aspirazione di Tutuzzo a migliorare la sua condizione di vita e di lavoro, grazie all’insediamento della Montecatini, ha una possibilità concreta e trionfalmente si annuncia: ‘presto in queste zone non ci sarà ricordo delle fatiche e delle attese inerte, del lavoro fatto con mezzi antichi quanto l’uomo, con gesti di sempre, immutabili come il mare che bagna le coste di queste terra’. Ancora Ceccinato è il regista di altre due pellicole uscite negli anni ’60 sempre per la Montecatini: una dal titolo Qualcosa di nuovo tra gli ulivi, del ‘ ’65, girata nelle campagne siciliane, celebra la rete in plastica Moplen che se stesa accortamente nell’area dell’uliveto,consentirà ai contadini di non raccogliere più direttamente da terra le olive fatte cadere dagli alberi; un’altra più articolata e documentata dal titolo Buon lavoro Sud, del ’69, indaga le trasformazioni avvenute nella società siciliana, dove molti addetti nei mestieri tradizionali e precari (barbieri, calzolai, pescatori, etc.) sono diventati operai e prestano la loro opera negli stabilimenti petrolchimici. Finiti gli anni ’60 però, e con essi, come è storia nota, anche la grande illusione dello sviluppo industriale nell’Isola, si ecclissa la produzione di film del ‘cinema d’impresa’ in Sicilia. E solo alcuni decenni dopo, ricompaiono delle pellicole promosse da grandi aziende che operano nell’Isola, in particolare dall’Eni che affida alla regia di H. A. Cresswel, il racconto della costruzione del tratto del gasdotto Algeria-Italia  realizzato nel canale di Sicilia, in un docu-film del 1981 intitolato The Transmed e che in “Le piattaforme raccontano il mare” di Edmondo Zonini, del 1998, ripercorre l’epopea delle piattaforme a mare a bordo dalle quali, tecnici e operai hanno negli anni estratto petrolio ma da dove sono partite anche le spedizioni di fotografi e cineoperatori subacquei che con le loro esplorazioni in profondità sott’acqua, hanno contribuito ad una migliore e più diffusa conoscenza delle meraviglie dei fondali marini siciliani, delle quali il video dà conto con coloratissime riprese. Un po’ d’anni prima, nel ’92, Michelangelo Antonioni aveva girato in Sicilia un cortometraggio commissionatogli dall’Enel e presentato all’Expo di Siviglia di quell’anno: il titolo era”Noto, MandorliVulcano, Stromboli,Carnevale e il regista, con il suo solito sguardo, realista e visionario vi aveva fissato stupende immagini di luoghi e momenti di vita siciliana. Questi ultimi filmati sulla Sicilia, facevano emergere, oltre le intenzioni di committenti e registi, l’idea che il ‘potenziale economico’ della Sicilia stava nell’incantevole paesaggio e nel suo raggiardevole e unico patrimonio naturalistico e artistico più che nelle vacue presenze industriali, rivelatesi col tempo strutturalmente fragili, incapaci di assicurare uno sviluppo duraturo e spesso addirittura nocive.

 

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