L’esecutivo Monti all’attacco dei prodotti a Km/0

kmoLa legge regionale n. 25 del 24 novembre 2011 – Disposizioni per la diffusione della conoscenza della produzione agricola e agroalimentare regionale di qualità – all’articolo 8 – prevede: l’istituzione in ambito regionale di un logo identificativo dei prodotti siciliani di qualità a “chilometro zero”, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 81 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, promuovendone la conoscenza e la diffusione.

La stessa normativa prevede, inoltre, alle imprese di servizi operanti in Sicilia esercenti attività di vendita, ristorazione o ospitalità, che utilizzino prodotti di qualità a “chilometro zero”, il riconoscimento da parte dell’Assessorato regionale per le risorse agricole ed alimentari l’attribuzione di un logo “chilometro zero” da collocare negli esercizi ed utilizzabile nell’attività di impresa e nell’attività promozionale. Le disposizioni, relative alla conoscenza ed alla diffusione dei prodotti siciliani di qualità si applicano anche per il latte fresco pastorizzato ed il latte di qualità prodotto in Sicilia. L’articolo di legge prevede, inoltre, i modi per avere lo specifico riconoscimento e le modalità d’uso.

Analoga legge è stata approvata dalle regioni della Puglia e della Calabria, insomma, regioni a forte ruralità e dove, le produzioni tipiche rappresentano il sostentamento dei produttori locali.

Al termine dell’ultimo Consiglio dei Ministri sono state esaminate complessivamente ben ventotto leggi regionali e delle province autonome, portate all’attenzione dell’esecutivo nazionale dal Ministro per gli affari regionali, Piero Gnudi.

In quest’ambito di esame, il Consiglio ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale di alcuni provvedimenti, e tra questi, riguardano atti normativi prodotti dalla Calabria; in particolare, l’attenzione è stata posta sulla legge n. 22 dell’11 giugno 2012 «Modifiche alla legge regionale 14 agosto 2008 n. 29, recante «Norme per orientare e sostenere il consumo di prodotti agricoli anche a chilometri zero».

La contestazione del Governo nasce in quanto, secondo quanto sostenuto dall’esecutivo Monti, – la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari -.

Un’eventuale sentenza negativa avrebbe ripercussioni anche sull’articolo 8 della legge regionale n. 25 del 24 novembre 2011.

Nonostante la tempestività dell’esame delle leggi, la finezza e l’interpretazione, secondo la quale – i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali, – il mondo del Web impazza lamentando che tale ricorso è stato dettato dalle “multinazionali alimentari” o che “il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza”.
Qualcuno sostiene anche “Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?”.

Ora si spera soltanto sulla non condivisione da parte della Corte Costituzionale.

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