Un secolo fa la conquista del Polo Sud

La conquista del Polo Sud compie 100 anni e conserva ancora il sapore di un’avventura senza eguali, affrontata da un pugno di uomini guidati dal norvegese Roald Amundsen. Il 14 dicembre 1911 ha segnato la prima vittoria contro un ambiente tanto sconosciuto quanto ostile e al limite della sopravvivenza, affrontato con un equipaggiamento che oggi fa sembrare incredibile quell’impresa.

E’ stata anche una corsa per battere sul tempo la spedizione rivale, guidata dal britannico Robert Falcon Scott, ma soprattutto un momento fondamentale nella storia della presenza dell’uomo in Antartide, il continente bianco che per moltissimi è considerato una terra dedicata alla scienza e alla pace.

La spedizione di Amundsen era partita nel giugno 1910 con la nave Fram. Dopo mesi di preparazione ed una falsa partenza che aveva rischiato di concludersi in tragedia, il 19 ottobre 1911 c’era stato lo scatto finale verso la conquista del Polo Sud geografico. Il punto di partenza era la base organizzata in prossimità della costa, sulla baia delle Balene che si affaccia sul Mare di Ross.

Amundsen, che all’epoca aveva 39 anni, si mise in cammino con quattro uomini: Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting. Avevano 4 slitte con 52 cani, scarponi progettati dallo stesso Amundsen, giacconi confezionati con pelli di foca, renna e lupo; gli sci erano molto lunghi per limitare il rischio di cadere nei crepacci e le tende erano, a detta dello stesso Amundsen, ”le piu’ robuste e pratiche mai costruite”. Il cibo era a base di carne di foca, verdure e farina d’avena.

L’estate antartica stava arrivando, ma il tempo era ancora molto difficile, soprattutto per la nebbia che impediva di orientarsi e di sfuggire al pericolo dei crepacci. Nonostante tutto la spedizione proseguiva diretta, lungo una strada scandita da tappe regolari e che gli uomini segnavano con una sorta di ”pietre miliari” fatte di blocchi di neve e dislocate a intervalli di circa cinque chilometri.

In meno di un mese, il 17 novembre i cinque uomini avevano raggiunto la catena Transantartica. La strada piu’ diretta, anche se tutt’altro che facile, era seguire un ghiacciaio molto ripido che Amundsen chiamo’ ”Axel Heiberg”, in onore di uno dei finanziatori della spedizione. In poco piu’ di tre giorni la prima meta’ della scalata era stata completata. Dei 52 cani, sette non ce l’avevano fatta ad affrontare la montagna e solo 18 sarebbero andati avanti. Gli altri sarebbero stati uccisi per far mangiare gli uomini e gli altri cani. ”Nell’aria c’erano depressione e tristezza”, ha scritto in seguito Amundsen ricordando quei momenti.

Poi la difficile traversata del ”Ghiacciaio del Diavolo”, pieno di crepacci, e finalmente l’ultimo tratto del viaggio, dove venne ”doppiata” la spedizione di Scott, che sarebbe arrivata al Polo Sud 35 giorni dopo quella norvegese.
Nel pomeriggio del 14 dicembre Amundsen era il primo uomo a raggiungere il Polo Sud. ”Nessuno ha mai raggiunto un obiettivo cosi’ diametricalmente opposto ai suoi desideri”, commento’ ironicamente l’esploratore, che fin da bambino aveva sognato di raggiungere il Polo Nord. Poiche’ il telegrafo era troppo pesante per far parte dell’equipaggiamento della spedizione, il successo venne annunciato solo il 7 marzo 1912.

Fonte: Ansa

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