TIT “Foresta Modello”, dai boschi lo sviluppo sostenibile

Giornata informativa al Parco dell’Etna sul progetto nato in Canada. Il territorio etneo ha tutte le potenzialità agroforestali per diventare una Foresta Modello di livello internazionale

incontro_parco_etnaRealizzare una “Foresta Modello” facendo leva sulla cooperazione nel territorio. Di questo si è parlato a Nicolosi, nella sede del Parco dell’Etna, nella Giornata informativa “Gestione partecipata del territorio agroforestale del Parco dell’Etna Produzioni di qualità”, organizzata, nell’ambito del PSR Sicilia, dal Parco dell’Etna e dalla SOAT (Sezione Operativa dell’Assessorato alle Risorse Agricole e Alimentari) di Zafferana Etnea. Intanto, cosa è una Foresta Modello. In estrema sintesi, è la gestione di un’area forestale omogenea (accomunata da caratteristiche ambientali, sociali, culturali ed economiche) affidata, mediante il partenariato, a tutte le forze che operano nel territorio in cui ricade, senza giungere alla nascita di un nuovo organismo di gestione, evitando, cioè, la formazione di quel che, nel linguaggio politico-giornalistico, è semplificato come “carrozzone”. L’idea nasce in Canada ed è stata esportata in tutto il mondo. Le Foreste Modello certificate al momento sono 8 in tutte il pianeta, fra cui le Montagne Fiorentine in Toscana (unico sito in Italia).

Per funzionare al meglio, i vari attori del territorio (soggetti pubblici e privati) dovrebbero lavorare in partenariato per giungere ad uno sviluppo sostenibile delle risorse forestali, e non solo queste, idoneo ad incentivare l’economia locale. Nei luoghi in cui la Foresta Modello ha funzionato al meglio, i risultati sono stati tangibili: sono state consolidate le realtà economiche esistenti, come ad esempio quelle che operano nel legno; e ne sono state sviluppate di nuove e innovative (oli essenziali, fonti energetiche per lo sviluppo delle biomasse, commercio dei funghi, apicoltura, olio d’oliva etc.). Insomma una gestione del territorio sostenibile alla quale partecipano tutti i soggetti interessati, che svolgono ognuno la propria parte avendo ben presente il comune obiettivo di salvaguardia della foresta, della cura dei boschi, della valorizzazione del paesaggio, dello sviluppo delle risorse naturalistiche e umane. Tutto ciò è quel che potrebbe mettere a frutto il territorio del Parco dell’Etna, che ha le potenzialità agroforestali, in termini di risorse naturali e umane, per diventare una Foresta Modello di livello  internazionale.

Ha aperto i lavori la Presidente del Parco dell’Etna Marisa Mazzaglia che ha ribadito il ruolo centrale del Parco anche in questo progetto: “Per l’obiettivo Foresta Modello – ha sottolineato –  estremamente importante per la nostra area protetta in quanto punta alla piena valorizzazione delle attività agroforestali sostenibili del territorio, continuiamo a lavorare con lo stesso metodo che ha portato alla nascita del Biodistretto etneo: un ampio partenariato e un percorso comune da costruire con tutti gli attori. Entrambi i progetti, Foresta Modello e Biodistretto, sono strategici per il Parco in vista di Expo 2015”.

Ezio Riggi, del CNR IVALSA, ha illustrato il percorso che porterà alla costituzione della Foresta Modello Etna: “In virtù della esperienza già consolidata sulle Montagne Fiorentine, il CNR lancia sul territorio dell’Etna la prospettiva di un partenariato, che attraverso il coinvolgimento di attori istituzionali, produttori, associazioni di cittadini, concorra a sviluppare insieme un piano strategico per la valorizzazione del territorio”.

Riccardo Castellini, rappresentante della Rete Mediterranea delle Foreste Modello, ha spiegato: “La Rete internazionale delle Foreste Modello è un’associazione volontaria di partner di tutto il mondo, che lavora per la diffusione della gestione e dell’uso sostenibile delle aree rurali. Sono territori forestali dove tutti i possibili conflitti tra i diversi soggetti, che interagiscono fra loro, sono risolti, preferibilmente e preliminarmente, attraverso il coinvolgimento del territorio. La Foresta Modello è uno standard internazionale di origine canadese. La designazione è quindi soggetta ad un percorso di accreditamento”.

Stefano Berti, dirigente di ricerca del CNR-IVALSA e presidente sulle Montagne Fiorentine della prima esperienza specifica già consolidata in Italia, ha descritto il percorso portato avanti: “L’esperienza delle Montagne Fiorentine può sicuramente essere esportata sull’Etna. Tra i risultati concreti da noi già conseguiti, possiamo evidenziare la messa a punto di uno strumento per la classificazione del legname locale ad uso strutturale e un portale di vendita dei prodotti del territorio. La Foresta Modello è un percorso permanente a partecipazione volontaria di soggetti che adottano scelte comuni per un territorio definito, condividendo le varie esperienze e confrontando le diverse esigenze. Questo processo ha per fine la sostenibilità della gestione del territorio,  mira a superare i limiti e a cogliere le opportunità”.

Luciano Cosentino, Direttore del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, ha presentato il quadro delle risorse agroforestali del territorio etneo, evidenziandone le grandi potenzialità produttive: “L’insieme delle risorse forestali, faunistiche, agricole, turistiche, della produzionale artigianale, assieme alle numerose certificazioni DOC e DOP delle produzioni di qualità, fanno del territorio attorno al vulcano Patrimonio dell’Umanità il luogo ideale per il modello proposto, al quale come Università aderiamo con le nostre competenze territoriali e con grande attenzione”.

Al termine dei lavori si è svolto un confronto tra i relatori e gli operatori presenti, coordinato dalla presidente Mazzaglia e da Roberto Iannì, dirigente della Soat di Zafferana Etnea.

 

Pietro Nicosia
etnalife.it

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