Paternò tesoro di Sicilia

Castello Normanno

 

Le origini di Paternò si perdono nella notte dei tempi. La storia del paese è legata a quella del fiume Simeto e le popolazioni che sin dalla preistoria qui si insediarono. La visita del paese non può che partire dalla  Piazza S. Barbara, dove è possibile ammirare la settecentesca Chiesa di Santa Barbara e ci si inerpica sulla “Collina storica” – detta “la Rocca” – dove è possibile ammirare l’imponente mole del Castello normanno, del XI sec. che si erge con le sue Bifore dove la Regina Bianca di Navarra ammirava l’Etna e la valle del Simeto. Scendendo dalla collina si incontra  la Chiesa normanna di Santa Maria dell’Alto, la Chiesa di Santa Maria della Valle di Josafat, di origine gotica con uno splendido soffitto del XVI sec. (la chiesa è stata recentemente oggetto di scavi archeologici, con ritrovamento di una necropoli greca). Nelle vicinanze si può ammirare l’impianto urbanistico d’epoca araba.

L’area circostante è piena di attrattive: in direzione campo sportivo si possono visitare l’area geologico-naturalistica de Le Salinelle, manifestazione di un’antica attività eruttiva; la sorgente Monafria, le cui acque alimentavano antichi Mulini ormai abbandonati; la “Via dei mulini”, percorso legato alla vita rurale che si snoda tra le strade di Bella Cortina, Salinelle, Monafria, Jungo, sentieri di campagna, spesso solcati dalle acque non incanalate delle sorgenti vicine. I mulini ad acqua, costruiti in sequenza, sfruttavano l’energia delle acque della sorgente Monafria. Ancora funzionante è il mulino Fallica, al cui interno sono presenti macchinari che risalgono ai primi decenni del Novecento, attualmente gestito dalla “Cooperativa Mulini Ibla”, che adotta un processo di lavorazione del grano di tipo artigianale. Possibilità di degustare prodotti tipi locali presso l’Azienda agricola “San Marco”. Uscendo dal centro del paese nei pressi della stazione di Schettino, andando verso il fiume Simeto si possono visitare i resti del Ponte Romano edificato sul fiume Simeto, poco lontano da Passo d’Ipisi. Lungo la strada sono diversi i luoghi in cui si possono gustare ed acquistare prodotti tipici o anche soggiornare; ad esempio al “Casale del Simeto”.

 

Nei pressi in contrada Pietralunga, è possibile visitare l’ex Allevamento di cavalli d’epoca borbonica; da lì procede in direzione di Centuripe sulla Strada delle Valanghe, con la vista dei “calanchi”, particolari formazioni di colline, esito di progressiva erosione.

Continuando ci si interna in Contrada Poira, salendo fino a Poggio Còccola; qui è possibile godere di un’ampia vista sulla Valle del Simeto e visitare quel che rimane del “Castello della Baronessa di Poira”, un complesso di edifici di antica, delimitati da possenti mura di cinta, eretti  su precedenti costruzioni di epoca romana. Si trova nei pressi una particolare cavità probabilmente un “ergastulum” romano, dove, al termine del lavoro, stazionavano gli schiavi.

Tornando indietro, si scende a valle fino alla Riserva Naturale di Ponte Barca, luogo naturalistico sul fiume Simeto di notevole interesse per chi ama la natura ed i volatili. In prossimità dei salici densi e degli ambienti con acque basse, è possibile avvistare l’Airone cenerino, l’Airone rosso, la Gazzella, la Nitticora, la Sgarza ciuffetto, il Martin pescatore, la Folaga e la Gallinella d’acqua.

Lungo il percorso si trovano masserie e residenze di campagna a cui fa da sfondo il maestoso vulcano Etna; la semplicità e la genuinità della vita rurale, la conoscenza del lavoro in campagna permettono al turista, così immerso nel ritmo frenetico del mondo urbano e della tecnologia, di riscoprire una dimensione più vera e di riflettere sulle proprie origini.

Particolarmente interessante è la visita all’Azienda AGRUMICOLA “LA COSTANTINA e l’Agriturismo Gianferrante.
Un percorso affascinane è ricco di storia, tra aranceti è quello che consente di ammirare l’Acquedotto d’epoca Romana, che dalla località di Santa Maria di Licodia si estendeva fino a Catania, per una lunghezza di ben 23 km. In molti tratti esso è perfettamente conservato tanto da essere utilizzato da alcune aziende agricole del luogo come cisterna. Il tratto più bello dell’acquedotto, con le sue arcate, si trova all’interno di un’azienda agricola di contrada Scalilli. Fu visitato e dipinto dal Pittore e scrittore francese Houeil. Il bellissimo dipinto è esposto oggi al Museo di  S.Pitroburgo. Da ammirare anche la fontana del Cherubino risalente al 1757, realizzata su una preesistente fonte del periodo aragonese, alimentata da una delle tante sorgenti naturali del territorio.

 

Foto di Orazio Fogliano

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