PAC 2021-2027: mancano all’appello 34,6 miliardi

di Giuseppe Consiglio

Una corposa riduzione del budget agricolo. È questo, in estrema sintesi, il principale risultato dell’analisi condotta da Coldiretti sulla proposta del successivo settennato di programmazione comunitaria, riportato nel Quadro finanziario pluriennale afferente al periodo 2021-2027. Un taglio di ben 34,6 miliardi di euro che determinerà un’importante sforbiciata ai fondi stanziati per la Politica agricola comune. Malgrado i 15 miliardi aggiuntivi destinati allo sviluppo rurale che verranno messi a disposizione degli agricoltori europei a partire dal 2022, il bilancio appare comunque molto negativo. Le risorse assegnate al primo pilastro sono state ridotte di 27,9 miliardi, di 6,7 miliardi quelle per lo sviluppo rurale del secondo pilastro.

 Un taglio che rischia seriamente di compromettere la ripresa dall’emergenza coronavirus intaccando al tempo stesso la sovranità alimentare dell’Italia e dell’intero continente. Quello della Commissione è un punto di vista che non tiene conto dell’importanza strategica che il settore agricolo ed agroalimentare hanno dimostrato di ricoprire nel corso dell’emergenza Covid-19, assicurando l’approvvigionamento alimentare ai cittadini dell’unione. Un budget ritenuto per tanto deludente e insufficiente per supportare concretamente gli agricoltori nella difficile sfida di ridurre la dipendenza dal mercato estero.  Una pericolosa compressione nelle risorse per l’agricoltura, che peserà sulle possibilità di sviluppo della competitività delle imprese agricole europee e che stride con gli importanti stanziamenti previsti dagli USA.

Le associazioni di categoria con in testa Coldiretti, ritengono indispensabile disporre di finanziamenti adeguati per sostenere le misure di mercato, implementando strumenti tanto rapidi quanto flessibili per offrire risposte immediate alla grave crisi economica seguita a quella sanitaria. L’aspetto su cui occorre lavorare, è la celerità nell’erogazione di risorse ed aiuti, principalmente rivolti a quei settori che non hanno ancora beneficiato di alcun supporto come quello del florovivaismo, dell’allevamento e del vino.