Mulini ad acqua nella Valle del Simeto

Adrano, Arcata dei Mulini. Foto Roberto FicheraIl tema dei mulini ad acqua, anche se riferito solo al territorio della Sicilia, è abbastanza vasto e, nella sua apparente semplicità, assai complesso dal momento che coinvolge molte conoscenze che spaziano dalla Storia della Scienza e della Tecnica alla Storia dell’Economia e della Politica, dall’Architettura all’Urbanistica, dall’Antropologia alle problematiche attuali relative all’acqua, bene primario di tutta l’umanità e risorsa, a lungo termine, esauribile nella sua forma di alimento indispensabile per la vita di ogni uomo.

Precedenti studi (di cui uno in particolare svolto dall’illustre prof. Henri Bresc dell’Università di Parigi X-Nanterre assieme a Paolo Di Salvo) si sono occupati dei Mulini di Sicilia, senza tuttavia trattare, in modo particolare, quelli della Valle del Simeto. Altre opere invece, come la ricerca, assai minuziosa e ben documentata, di Saro Bella sulle Acque, ruote e mulini nella terra di Aci, in quanto monografie, non offrono un’ampia panoramica sulle altre zone dell’Isola, in cui erano operanti gli antichi opifici.

Andare alla ricerca dei mulini, che, un tempo in piena attività, utilizzavano la ricchezza delle tante sorgenti che alimentavano il Simeto, mi ha dato la possibilità di riscoprire l’identità di una Valle, la bellezza dei suoi assolati poggi, la maestosità dei leggendari castelli, il fascino delle sue mitiche contrade (Fata, Salinelle, Poira, Mendolito ecc.), la ricchezza dei siti preistorici.

Una Valle, forse, non del tutto dimenticata dal momento che, nel 2000, il Ministero dell’Ambiente ha inserito il territorio del Tratto di Pietralunga del Fiume Simeto nell’elenco dei Siti di Interesse Comunitario (79/409 CEE) con approvazione dell’Assessorato Regionale nel 2006. Inoltre, in applicazione della legge 19 dicembre 2008, dall’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana è stato istituito il Parco Archeologico della Valle del Simeto e delle aree archeologiche del comprensorio vallivo e dei Comuni limitrofi.

Una Valle che, con il suo fiume e le sue acque, le sue piante e gli uccelli, che nella sua Oasi nidificano, dovrebbe restare un luogo protetto, un rifugio della Natura. Si deve evitare che i suoi territori siano trasformati in superluoghi, cioè degli spazi, secondo l’antropologo francese Marc Augè, essenzialmente consumistici, dove la gente si riunisce e si incontra non per ragioni culturali o di solidarietà sociale ma semplicemente per motivi di scambi commerciali.

 

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