I monti Sicani non finiscono di stupirci. Localizzato un ulivo monumentale risalente al XII secolo.

Nel cuore della Sicilia occidentale, tra i paesaggi collinari dei Monti Sicani e della Piana di Vicari, sopravvivono alberi straordinari: gli olivi monumentali. Questi “patriarchi” secolari e millenari non rappresentano soltanto un patrimonio storico e paesaggistico mozzafiato, ma costituiscono una vera e propria riserva d’oro di biodiversità e resistenza biologica.

Lo studio di laurea condotto da Daniele Vento (Corso di Laurea Magistrale in Scienze delle Produzioni e delle Tecnologie Agrarie dell’Università degli Studi di Palermo), con la supervisione della professoressa Annalisa Marchese (Relatore) e del professore Livio Torta (Correlatore), ha esplorato questo patrimonio genetico e sanitario sul territorio nei comuni di Castronovo di Sicilia, Lercara Friddi, Vicari e Mezzojuso.

Il tronco ha la circonferenza di circa 8 metri, la circonferenza della chioma di 15 m e raggiunge un’altezza di 25 m.

Genotipizzazione e preliminare indagine sullo stato sanitario dei patriarchi oleari nel cuore della Sicilia occidentale.

La ricerca ha messo insieme tre livelli di studio:

1. Analisi morfologica: Sono state rilevate le caratteristiche biometriche di foglie, frutti, fiori e noccioli su 23 esemplari monumentali utilizzando come linee guida il “Manuale di caratterizzazione delle principali cultivar di olivo siciliano” (Caruso et.al, 2021).

2. Analisi molecolare: Attraverso l’estrazione del DNA e l’uso di marcatori molecolari (i microsatelliti SSR), è stato tracciato il profilo genetico degli alberi per confrontarlo con le varietà siciliane note.

3. Indagine patologica: In laboratorio sono state analizzate le cavità e le lesioni del legno di alcuni tra gli esemplari più antichi per verificare la presenza di funghi patogeni o malattie nocive.

I risultati principali

Genotipi unici e legami con il Mediterraneo Orientale: L’analisi del DNA ha rivelato una straordinaria variabilità genetica. Molti alberi appartengono a famiglie genetiche isolate e mai catalogate prima. In particolare, l’esemplare simbolo 19F.V di Vicari — situato vicino al fiume San Leonardo e in un’area la cui vocazione olivicola era già documentata dal geografo arabo Al-Idrisi nel 1154 — è risultato geneticamente molto affine alla cultivar Santagatese. Questa varietà è imparentata con antiche linee genetiche del Mediterraneo orientale, a testimonianza di come questi olivi siano i testimoni viventi delle storiche rotte commerciali e delle dominazioni arabe in Sicilia.

L’esame sulla porzione centrale della ceppaia del campione evidenzia i segni di carie bianca indurita; i tessuti xilematici interni appaiono profondamente fessurati, disgregati, con evidenti sfaldamenti, indice della perdita delle componenti strutturali quali cellulosa e lignina che vengono meno a causa del normale processo degenerativo plurisecolare tipico degli olivi monumentali, associato all’attività degradativa di funghi cariogeni e/o saprotrofi.

Nonostante la vastità della cavità centrale, la pianta risponde attivamente con un’ottima emissione di nuovi germogli e una modesta produttività. Questo comportamento evidenzia la resilienza biologica del genotipo. Inoltre, dal medesimo campione è stato raccolto del materiale vegetale per allestire un lotto di talee da sottoporre a inoculazione artificiale con Venturia oleagina, l’agente eziologico dell’occhio di pavone, al fine di monitorare l’espressione genica nelle fasi successive all’infezione.

Attraverso questo screening si mirava a identificare l’eventuale attivazione di geni specifici correlati alla resistenza.

Tuttavia, le talee hanno manifestato una totale recalcitranza alla formazione di primordi radicali avventizi, sia per la normale difficoltà che hanno alcuni genotipi di olivo a radicare, sia perché non era il momento migliore per effettuare tali operazioni. Questo ha imposto la sospensione temporanea del lavoro, rimandando  l’approfondimento a future sessioni sperimentali insieme all’identificazione dei campioni non ancora classificati o caratterizzati.

L’albero è di proprietà del perito agrario Francesco Bruscato, ex funzionario dell’assessorato regionale dell’Agricoltura. Il tecnico Bruscato racconta:” Questa pianta per i Bruscato è un fatto di orgoglio. I miei avi e ora io l’abbiamo sempre preservata da incendi, da cause accidentali e l’abbiamo coltivata. Viene potata regolarmente e tenuta agronomicamente in condizioni idonee”.   Poi ricorda che suo padre gli racconta che durante la seconda guerra mondiale ci si nascose un carrarmato che veniva minacciato di essere bombardato da un aereo tedesco. Questo a dimostrazione della grandezza di chiesto gigante.

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