Fine estate 2012, anteprima di disastri annunciati?

“I violenti nubifragi, abbattutisi su numerose zone d’Italia con il triste corollario di vittime e danni, sono l’ennesima testimonianza di un clima cambiato, di cui segnaliamo da anni le pesanti conseguenze per il territorio, reso ancora più fragile dal progressivo abbandono dei terreni agricoli e dalla crescente urbanizzazione.”

Lo dichiara Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), di fronte al preoccupante bollettino sui primi fenomeni meteo post-estivi.

“Ancora una volta – prosegue – si sta intervenendo prontamente nell’emergenza ma, superatala, sarà del tutto trascurato, se non addirittura ignorato, il fondamentale problema di mettere in sicurezza il territorio, riducendo il rischio idrogeologico attraverso un grande piano di interventi, come già indicato anche dal Governatore della Banca d’Italia, Visco.

Attualmente, la Legge di Stabilità 2012 non prevede alcuno stanziamento ulteriore per gli interventi di difesa del suolo, rispetto a quanto già previsto nella Legge Finanziaria 2010.

E’ invece indispensabile rilanciare gli Accordi di Programma Stato-Regioni per la realizzazione di un piano straordinario, volto a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico; tali accordi, tutti sottoscritti, contemplano un finanziamento complessivo di 2.150 milioni di euro (1.200 milioni di euro risorse statali e 950 risorse regionali); ad oggi però gli interventi sono bloccati per la mancanza delle fondamentali risorse statali.

Nel momento, in cui l’attenzione politica è sui provvedimenti per la crescita economica del Paese, non possiamo ignorare che la vulnerabilità diffusa del territorio ostacola fortemente anche lo sviluppo.

La realizzazione degli interventi previsti contribuirebbe al rilancio dell’economia attraverso la realizzazione di opere pubbliche fondamentali per la tutela del nostro territorio: la proposta annualmente presentata dall’A.N.B.I. per la riduzione del rischio idrogeologico prevede, ad esempio, 2943 interventi per un investimento pari a 6.812 milioni di euro ed un incremento di 45.000 posti di lavoro.”

Come è stato già rilevato, in specifici rapporti, l’elevata criticità idrogeologica del territorio italiano determina che 6 milioni di persone abitino in un territorio ad alto rischio idrogeologico e 22 milioni in zone a rischio medio. Si calcola che 1.260.000 edifici, tra cui 531 ospedali ed oltre 6.000 scuole, siano a rischio di frane ed alluvioni.

L’ANBI segnala che, grazie anche al Protocollo d’Intesa siglato con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), la percentuale più elevata di Comuni, che svolgono un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico è in Veneto (43%).

La tutela delle popolazioni, la riduzione del rischio idraulico del territorio, il risanamento idrogeologico e la messa in sicurezza del patrimonio dagli eventi calamitosi devono costituire la priorità della politica territoriale.

E’ stato evidenziato che gli eventi naturali diventano catastrofici per colpa dell’uomo, che quindi è vittima, ma anche protagonista dei disastri, se si tiene conto della gravissima incidenza dell’impetuosa urbanizzazione e di un abusivismo edilizio, che ha consentito costruzioni in zone ad elevatissimo rischio idraulico.

“Ricordo – conclude il Presidente A.N.B.I. – come denunciato anche dal Consiglio Nazionale dei Geologi, che gli incendi, che stanno colpendo molte regioni italiane, causeranno ulteriori 300.000 ettari a forte rischio idrogeologico per la distruzione dei boschi, che ne garantivano il drenaggio.”

Fonte: Asterisco informazione

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