Contro la mattanza di delfini in Giappone

Roma come New York, Buenos Aires e Berlino. Nella giornata mondiale contro la mattanza dei delfini in Giappone, coordinata dal network (www.savejapandolphins.org) che fa capo a Ric O’Barry, l’Ente Nazionale Protezione Animali si è mobilitato per chiedere lo stop definitivo al massacro dei cetacei: gli attivisti dell’Enpa, insanguinati e vestiti a lutto, hanno manifestato di fronte all’Ambasciata del Giappone.

L’appello dell’Enpa, e dei tantissimi attivisti scesi in piazza in tutto il mondo è stato raccolto dal nostro Ministro degli Esteri, Franco Frattini, che si è fatto portavoce della costernazione, della preoccupazione e della tristezza dell’opinione pubblica italiana per quanto accade a Taiji.


«Ringrazio il Ministro Frattini per la grandissima sensibilità dimostrata anche in questo caso e mi auguro che le autorità giapponesi tengano nel dovuto conto la giornata di oggi» – ha dichiarato Ilaria Ferri, direttore scientifico e coordinatore della campagna in Italia. «Oggi, infatti, in tutti i continenti, dall’America all’Africa, dall’Oceania all’Europa passando per l’Asia, si manifesta contro la mattanza delfini in Giappone, dove viene autorizzato ogni anno il massacro di 23.000 piccoli cetacei (tursiopi, grampi, globicefali etc.).»

«Siamo qui, insanguinati e “feriti” – ha concluso Ferri -, per testimoniare il crimine atroce di cui si macchia il Giappone e per pretendere che si fermi un agghiacciante massacro che Ric O’ Barry con il suo documentario premio Oscar 2010 “The Cove” ha avuto il merito di portare all’attenzione dell’opinione pubblica del pianeta. Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul governo nipponico.»

Considerati competitori nella pesca, alla stregua delle balene, i delfini vengono intercettati dai pescatori, che, percuotendo sbarre di ferro sulle loro imbarcazioni creano un muro di suoni per costringere gli animali a rifugiarsi all’interno della baia di Taiji, la cui imboccatura viene chiusa per impedire alle vittime di scampare al loro destino. Una volta preparata la trappola ha inizio il massacro vero e proprio. A salvarsi sono soltanto gli esemplari più giovani, scelti dai mercanti di felini per essere venduti (la loro quotazione oscilla tra i 150 e 170 mila dollari) ai delfinari di tutto il mondo.

Dopo la cattura, i cuccioli saranno sottoposti all’addestramento basato sulla deprivazione alimentare che li obbligherà a eseguire ridicoli esercizi e a compiacere spettatori, troppo spesso ignari di contribuire a condannare all’ergastolo creature innocenti che appartengono al mare.

Fonte: ENPA

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