Catastrofe umanitaria e ambientale nel Corno d’Africa: quale futuro per i popoli indigeni di Etiopia e Kenia?

corno d'africaIn Etiopia è in corso un violento accaparramento della terra che sta di fatto sfrattando dalle loro terre ancestrali  le tribù della bassa Valle dell’Omo. Il tutto per fare spazio a piantagioni industriali di canna da zucchero, palma da olio, jatropha, cotone e mais. Migliaia di persone sono già ridotte alla fame e alla dipserazione. Se gli sfratti e la politica di “villaggizzazione” operati dalle Autorità etiope, senza il consenso del le comunità coinvolte, non saranno fermati subito secondo gli esperti potrebbe scoppiare una grave crisi umanitaria che tra la bassa valle dell’Omo, in Etipoia, e il lago Turkana in Kenia, comprometterà la sicurezza alimentare di almeno 500.000 indigeni sino ad oggi autosufficienti. La situazione sta precipitando rapidamente e minaccia di intensificare i conflitti nel Corno d’Africa e di distruggere irreversibilimentedue dei territori a maggiore diversità biologica e culturale della Terra, entrambi patrimonio dell’Umanità UNESCO. Con le sistematiche violazioni dei diritti umani praticate dal governo etiope per ridurre al silenzio il dissenso dei popoli indigeni e della società civile, i programmi del cosiddetto sviluppo proseguono con il supporto diretto ed indiretto delle principali agenzie di cooperazione straniere. Proprio per scongiurare un disastro che potrebbe distruggere le vite di molti popoli indigeni e devastare in modo irreversibile due ambienti unici, dichiarati entrambi Patrimonio dell’Umanità, Survival International, organizza per giorno 1 e 2 di ottobre 2015 un evento straordinario al quale prenderanno parte alcuni tra i massimi esperti mondiali e due portavoce indigeni  per raccontare fatti, minacce, offuscamenti e responsabilità. Ma soprattutto per catalizzare una forza internazionale di intervento proprio qui in Italia, dove il problema ha preso il via con la costruzione di una grande diga tutta “made in Italy”. Si affronteranno con rigore e passione temi di enorme interesse per tutti: diritti umani, ecologia, sviluppo ‘sostenibile’, land grabbing, ingegneria idraulica, legalità, giustizia, sicurezza alimentare e… Cooperazione. Sì, perché in questa vicenda sono in vari modi coinvolti anche i più grandi donatori di aiuti all’Etiopia, tra cui il nostro paese. Per rendersene conto è sufficiente dare una occhiata ai due rapporti scaturiti da due missioni che nell’agosto del 2014 furono inviate in Etiopia dai principali donatori di aiuti all’Etiopia – tra cui il Dipartimento britannico per lo Sviluppo Internazionale (DFID), l’USAID, l’Unione Europea e l’Italia. Missioni finalizzate a verificare se le tribù dell’area fossero state costrette a lasciare le loro terre per fare spazio alle piantagioni industriali. Nonostante gli obblighi imposti dal Freedom of Information Act, le autorità britanniche si sono tuttavia rifiutate di rendere pubblici i due rapporti sostenendo che la loro divulgazione avrebbe pregiudicato in maniera significativa le relazioni internazionali. Survival, che ne aveva fatto richiesta, si è quindi appellata alla Commissione Europea, che li ha finalmente resi noti. I due rapporti rivelano che:

  • il governo etiope non ha ottenuto il consenso delle tribù della bassa valle dell’Omo al reinsediamento
  • che per costringere le tribù ad abbandonare le loro terre, il governo è ricorso a pressioni e minaccie, facendole in alcuni casi anche temere per le loro vite;
  • che l’accaparramento di terra associato alle piantagioni su larga scala impedisce alle tribù di accedere ai pascoli e alle terre d’allevamento ancestrali da cui dipendono per sopravvivere, e alle rive dei fiumi di cui hanno bisogno per coltivare;
  • che in merito alle condizioni di vita in uno dei villaggi di reinsediamento visitati, il rapporto afferma: “La loro situazione durante la nostra visita era deplorevole; a causa dell’assenza di servizi igienici, gli abitanti dei villaggi soffrono di malattie come diarrea emorragica, malaria e mal di testa aspecifici… Nonostante le terribili circostanze riscontrate a ‘X’ [nome del villaggio cancellato], i residenti affermano che il governo non permette a questo gruppo impoverito e vulnerabile di andarsene”;
  • che le linee guida definite dagli enti donatori per garantire che il reinsediamento rispetti la legge internazionale sono state regolarmente ignorate.

Mentre intere tribù subiscono violenze, vedono distruggere le loro case e i loro mezzi di sussistenza e vengono derubate delle loro terre, il governo britannico e gli altri Paesi donatori chiudono un occhio nel nome delle convenienze politiche ed economiche.”

Scarica Pdf Evento Survival 1-2 ottobre 2015

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