Belo Monte

Come si distruggono 400.000 ettari di foresta pluviale, come si modifica l’assetto del fiume Xingu, uno dei grandi affluenti del Rio delle Amazzoni, come 40.000 indios delle tribù Xikrim, Kararao, Araweté, Parakanà, Xipaya, Juruna, Kuruaya (o Kuruway), Araras, Kayapò, Karajà dovranno letteralmente trovare un altro posto per vivere.

Il Governo brasiliano ha data il via alla grande evacuazione delle popolazioni coinvolte. Con le buone o con le cattive. La costruzione della diga di sbarramento idroelettrica di Belo Monte può finalmente iniziare. Nonostante le numerose proteste di gruppi ambientalisti, nonostante le 600.000 firme raccolte contro la sua costruzione.

La diga di Belo Monte sarà la terza diga idroelettrica al mondo, dopo quella delle Three Gorges in Cina (18.300 MW) e di Taipu (14.000 MW), sempre in Amazzonia.

Eu Infrastructure ha prodotto conti aggiornati. Si stima che costerà 17 miliardi di dollari. Dovrebbe essere ultimata entro il 2014. Fornirà 11.000 MW di energia idroelettrica, sufficiente ai bisogni di 23 milioni di abitazioni. Tuttavia durante i 3-4 mesi dell’anno in cui le precipitazioni sono più ridotte, fornirà solo 1 MW di energia, diventando così una delle dighe meno efficienti di tutto il mondo. Sarebbe sconvolto un ecosistema fluviale in cui vivono 600 specie di pesci, alcune delle quali esistono solo lì e ridurrà ad un acquitrino 150 chilometri del fiume Xingu (uno dei principali affluenti del Rio delle Amazzoni), sconvolgendo l’idrografia di un ampio territorio.

La Norte Energia, il consorzio di imprese che realizza la diga, in maniera trionfale ha annunciato l’accordo con gli indios ponendo fine all’occupazione del cantiere da parte degli indios stessi. Peccato che, come denuncia l’associazione non governativa Amazon Watch, che difende i diritti degli indigeni, la Norte Energia ha tenuto trattative separate con ciascuno dei gruppi etnici, una serie di incontri confusi e tradotti malamente con Carlos Nascimento, presidente di Norte Energia che ha offerto loro televisori, videocamere, computer (e chissà se avranno l’elettricità per farli funzionale) e imbarcazioni, e chissà cosa se ne faranno visto che il tratto dello Xingu su cui gravitano non sarà più navigabile.  Su youtube Amazon Watch ha postato il video relativo alla formalizzazzione dell’accordo.

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Il problema della diga di Belo Monte è comunque complesso e vede attori molto potenti e forti che non esitano a calpestare la loro madre pur di conseguire i loro obiettivi di puro lucro. Figuriamoci se si fermano di fronte a 40.000 nativi da sbattere chissà dove, oppure di fronte alla distruzione di 400.000 ettari di foresta pluviale.  Il tutto ammantato in un’ipocrita etica che ha spinto l’azienda idroelettrica a chiamare un’equipe di archeologi per verificare se nel territorio che diventerà un lago ci fossero siti archeologici. E ce ne sono eccome. Risalgono al neolitico (da 3 a 5mila anni fa) e vi sono stati rinvenuti attrezzi da lavoro in pietra e ceramiche. A questo punto sorge spontaneo un risarcimento. Che

ovviamente va ai numerosi proprietari terrieri, fazenderos di origine europea, proprio quelli che neglia anni passati hanno schiacciato gli indios dalle loro terre. I fazenderos, appena subdorato il business, hanno provveduto prontamente a riempire le loro terre di pseudo coltivazioni e casette giusto per alzare l’entità dell’indennizzo. Gli indios in tutto questo sceneggiata, ovviamente non centrano niente. Bastano quattro televisori, quattro computer e qualche imbarcazione per tacitarli e per tenerli buoni. Oppure, come riferisce la Foxews Latino, la Norte Energia donerà dei veicoli ai vllaggi e, udite udite, “pagherà le spese necessarie affinchè due persone in ogni comunità imparino a guidarli”.

Sembravano passati i tempi dei pezzi di vetro colorati in cambio di pepite d’oro. Ovviamente non poteva mancare tra gli accordi la creazione di un comitato per monitorare la porzione dello Xingu su cui ricade la diga e di una commissione per garantire che Norte Energia mantenga le promesse. Lo impone l’etica dell’azienda elettrica. Tutta l’operazione è supportata dal governo, la cui “Presidenta” Dilma si ricorda di essare amica degli indios solo quando la fotografano.

Il Governo brasiliano dice che la diga fornirà energia elettrica indispensabile allo sviluppo del Paese e che porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro scontrandosi con le popolazioni locali e le associazioni ambientaliste che si oppongono invece al progetto.  E a dire, come sostiene il Wwf Brasile, che il 16% dell’energia elettrica brasiliana va perduta a causa di una rete di distribuzione inefficiente: basterebbe intervenire su questo punto critico e la diga non servirebbe più. Ed i 10 miliardi di dollari previsti per la costruzione della diga potrebbero essere impiegati per avviare duraturi processi di sviluppo sostenibile per le popolazioni locali.
Amazon Watch ha lanciato una grande petizione contro la costruzione della diga e per il rispetto dei diritti degli indios che urlano a gran voce le loro richieste: fermare il cantiere di Belo Monte finchè non saranno messe in opera effettive misure per contrastare gli effetti della diga, cioè diminuzione dei pesci e della cacciagione, perdita della navigabilità del fiume Xingu, aumento delle malattie derivanti dall’inquinamento delle acque.

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