Progresso & Genocidio

Warao_Appropriarsi della terra dei popoli indigeni e imporre loro il nostro modello di sviluppo è causa di una miseria inenarrabile.
A distruggere i popoli indigeni non è mai stata la mancanza di “progresso”, bensì il furto della loro terra e delle loro risorse, immancabilmente giustificato da vecchie ideologie razziste su una loro presunta arretratezza. Quando questo accade, infatti, la loro salute e il benessere precipitano drasticamente.
Particolarmente impressionanti sono il tasso di HIV in Papua Occidentale – dove nel 2000 non si registrava nessun caso mentre nel 2015 le persone colpite erano più di 10.000 – e di mortalità infantile tra gli Aborigeni Australiani, che è doppio rispetto al resto della società australiana. Gravissima anche la situazione tra i Boscimani del Botswana e gli Warao del Venezuela.
“Che razza di sviluppo è quello che fa vivere la gente meno di prima?” ha detto Roy Sesana portavoce dei Boscimani, sfrattati con la forza dalla loro terra nel 2002. “Prendiamo l’HIV/AIDS. I nostri bambini non vogliono andare a scuola perché là vengono picchiati. Alcuni si danno alla prostituzione. Non ci è permesso cacciare. Si picchiano perché si annoiano e bevono. Alcuni hanno cominciato a suicidarsi. Non si è mai vista una cosa del genere prima! È questo lo ‘sviluppo’?”
Al contrario, i popoli indigeni che vivono nelle loro terre sono invariabilmente più sani, e godono di una qualità di vita di gran lunga migliore di quella di milioni di cittadini impoveriti e marginalizzati da una crescente disuguaglianza mondiale. Garantire che possano continuare a mantenere il controllo delle loro terre e dei loro stili di vita è fondamentale non solo per il loro futuro, ma anche per quello dell’intera umanità.
“I popoli indigeni non sono né arretrati né primitivi. Non lo sono mai stati. Sono solo diversi, perché diverse sono le risposte che hanno dato alle sfide della vita. Esattamente come tutti noi, anche loro hanno continuato a evolversi e adattarsi a un mondo in perenne cambiamento” ha commentato oggi la Direttrice di Survival Italia, Francesca Casella. “Per questi popoli, il vero ‘progresso’ comincia con il riconoscimento dei diritti territoriali e continua con la possibilità di decidere autonomamente del proprio sviluppo. Ma senza terra e libertà, cesseranno addirittura di esistere. Non possiamo permetterlo”.

E poi i problemi di dipendenza e abuso di sostanze  comuni tra le tribù che si sono viste rubare la terra. In Canada, ad esempio, il popolo Innu è stato costretto ad abbandonare lo stile di vita nomade e oggi i bambini, emarginati, finiscono a sniffare benzina dai sacchetti di plastica. Analogamente, in Australia il tasso di alcolismo tra gli Aborigeni è più alto di quello del resto della popolazione. Nelle foreste africane molti bambini indigeni vengono pagati con alcool e colla da sniffare in cambio di lavori manuali, come la pulizia delle latrine. Alienate e derubate delle loro terre, molte comunità stanno diventando tossicodipendenti.

“Non abbiamo rispetto per noi stessi e non abbiamo nulla da dare ai nostri figli, se non violenza e alcolismo” ha detto Boniface Alimankinni, un Aborigeno delle isole Tiwi. “I nostri bambini sono bloccati tra un passato che non comprendono e un futuro che non gli offre nulla.”

La dipendenza da droga e alcolismo non sono inevitabili per i popoli indigeni. Sono il risultato di una politica fallimentare, che impone il “progresso” e lo “sviluppo” a popoli che sarebbero invece ampiamente auto-sufficienti. Le società industrializzate sottopongono i popoli indigeni a violenza genocida, schiavitù e razzismo per poter rubare loro terre, risorse e forza lavoro. Questi crimini vengono spesso compiuti nel nome del progresso e dello sviluppo.

Quanto detto è denunciato con forza dall’ultimo rapporto di Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigbeni,  ‘Il progresso può uccidere’ (Leggi il rapporto) ed i dati raccolti rappresentano solo la punta di un immenso iceberg fatto di malattie, frustrazioni, dipendenza e suicidi.

“Il rapporto  denuncia inoltre che imporre lo sviluppo ai popoli indigeni non funziona” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Neppure l’assistenza medica è sufficiente a contrastare gli effetti negativi della devastazione causata dal furto di terra. L’imposizione del progresso ai popoli indigeni non porta mai a una vita più lunga e più felice, bensì a un’esistenza più breve e miserabile, che ha come unica via d’uscita la morte. Il ‘progresso’ ha distrutto molte tribù e ne minaccia molte altre, per questo chiediamo alle Nazioni Unite di condannare lo sviluppo imposto ai popoli indigeni di garantire che i diritti sanciti nella Dichiarazione ONU sui Popoli Indigeni siano applicati a tutti i progetti che coinvolgono loro e le loro terre”.

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