Pensieri per Sant”Agata al tempo del Covid-19

Nei colori e nel calore ritrovo i miei ricordi con Sant’Agata. Un appuntamento, un dono, un ritrovarsi sotto il nome della Santuzza; il prima e il dopo si perdevano, immersi in un fiume caldo che ci accoglieva, ci scortava poi sino al fercolo per il nostro atteso incontro. 

In quegli anni nelle mani era nascosto il mistero: mani che imbracciavano le torce votive, mani che aiutavano a sostenerne il peso, mani per tenere i piccoli e grandi, per non perdersi nell’onda catanese. Le stesse mani che non possiamo più toccare, stringere, sfiorare, quand’ero bambina servivano a pregare, indicare reliquie, aderire ad una cultura.

Agata è appartenenza e amore, calore diffuso, traccia del cristiano che indossa la sua veste. Fiumi di bianchi sacchi, corde e cordoni, sudore e resistenza. Reagire alle intemperie per appartenere e appartenersi. Un appuntamento importante, un bianco perdono talvolta per non averla pensata nei giorni ordinari, poi le mandorle brunite e l’odore dello zucchero che s’imponeva non richiesto nel clima della festa.

Tanti colori quasi di vetro, come quelli del torrone e delle mele glassate e tanti fiori per capirne la sua storia, conoscere la sua vocazione, le scelte e poi il martirio. Ricordo l’appuntamento del quattro febbraio nei pressi della stazione centrale, il momento della vicinanza e del contatto, la preghiera non più sussurrata ma urlata fra i canti, la confusione tutt’intorno, tanto nessuno poteva sentire il mio pensiero tranne Lei: il nostro parlarsi fra le urla. 

Quest’anno la paura ha spento tutte le voci. Troppi silenzi e alcune preghiere sono intrappolati nel contagio; il fiume si è trasformato in bolle e la solitudine è diventata un pezzo del nostro cammino. Il mancato appuntamento pesa nel nostro cuore: noi catanesi nascosti al suo volto e una città lontana dalla sua patrona.

Si discute, anche si chatta sul come includere il nostro vissuto con la nostra appartenenza, proprio adesso che si cerca il conforto e la forza che dona Agata. Tante idee, tutte buone e il bisogno di un’unica voce: magari un suono di campana, o tante sommate insieme, magari la voce di tutte le chiese di Catania per chiamare la nostra Santa in ogni ora del suo giorno.

Un caldo cero e un colorato pensiero potrò accenderlo in qualsiasi chiesa, senza creare ingombri o generare rischi, la calia la farò in casa e le olivette le porterò agli anziani. Anche con la mascherina potrò pregare in silenzio, senza rischio, e aspettare un incontro vero sino al nuovo anno.

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