- Il protagonismo delle donne nella storia dell’agricoltura
Parlare di donne in agricoltura significa raccontare una parte essenziale della storia dell’umanità. La storia dell’agricoltura siciliana, italiana e mondiale non può essere compresa senza riconoscere il ruolo centrale della donna: custode della vita, del cibo, della famiglia, della memoria e della terra.
La donna è stata protagonista: quando ha generato la vita; quando ha sostenuto la famiglia nei momenti più difficili; quando ha consigliato il marito nelle scelte aziendali; quando ha lavorato nei campi, nelle stalle, nelle cucine rurali e nei mercati; quando ha custodito i semi, le ricette, le tradizioni e il sapere contadino.
Mamme, imprenditrici, lavoratrici, consigliere, educatrici, coadiutrici: in ogni fase della civiltà agricola la donna ha svolto un ruolo spesso silenzioso, poco riconosciuto e quasi sempre gratuito, ma fondamentale per la sopravvivenza della famiglia contadina e dell’intera economia rurale.
- Il ruolo della donna nei secoli passati
Eppure per secoli questo ruolo non ebbe dignità sociale né giuridica.
La donna veniva relegata a una posizione di subalternità, pur rappresentando la vera colonna portante del mondo agricolo.
Gli antropologi sono stati tra i pochi studiosi a cogliere la profondità di questo universo femminile rurale.
Nelle società contadine la maternità determinava il valore sociale della donna: più figli metteva al mondo, maggiore era il prestigio, soprattutto se maschi, perché garantivano forza lavoro nei campi. Le figlie femmine, invece, erano spesso considerate un peso economico per via della dote e del matrimonio. In molte aree della Sicilia, l’alternativa alla povertà era il monastero o la “ruota degli esposti”, simbolo di una società dura e profondamente ingiusta.
L’antropologo Antonino Uccello raccontava che per le donne modicane “era meglio figliare che fare il pane”: pani enormi, impastati con una fatica immensa, utilizzando persino il peso del corpo per lavorare la pasta.
Straordinaria era anche la forza delle donne dei Nebrodi, che allevavano i bachi da seta tra i loro seni, sfruttando il calore del proprio corpo per favorire la schiusa delle uova.
E non meno dura era la vita delle spigolatrici, chine sotto il sole a raccogliere le spighe rimaste nei campi dopo la mietitura, mentre i figli dormivano all’ombra di un albero dopo aver somministrato estratti di fiori di papavero.
La storia delle donne nelle campagne è stata troppo spesso una storia di sacrificio, fatica e silenzio. Molte subirono soprusi, sfruttamento e violenze nei grandi feudi siciliani, dove sopravvivevano ancora logiche quasi medievali.
- Piccola proprietà contadina
Ricordo bene gli inizi degli anni Ottanta, quando lavoravo presso la Regione Siciliana nel settore della Piccola Proprietà Contadina, regolata dalla legge del 6 agosto 1954 n. 604. A quel tempo alle donne non veniva riconosciuta pienamente la figura di imprenditrici agricole: erano semplicemente considerate “coadiuvanti familiari”.
Accadevano situazioni assurde: per verificare se una donna lavorasse realmente in agricoltura si chiedevano informazioni persino ai carabinieri del paese e quando venivano convocate si controllavano discretamente le mani. In molti casi non potevano accedere autonomamente ai benefici agricoli né ereditare pienamente la proprietà familiare.
Bisognerà attendere gli anni Duemila e le politiche europee per riconoscere finalmente la dignità professionale della donna imprenditrice agricola.
Le normative comunitarie iniziarono a valorizzare concretamente il ruolo femminile, prevedendo premialità e priorità nei bandi per le imprese guidate da donne.
- Il ruolo delle donne nell’agricoltura moderna
Oggi possiamo affermare che senza le donne non esisterebbe l’agricoltura moderna.
Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale già nella nascita dell’agricoltura durante il Neolitico, circa diecimila anni fa.
Nelle comunità primitive gli uomini erano prevalentemente dediti alla caccia, mentre le donne raccoglievano semi, radici, erbe e frutti spontanei. Questa attività richiedeva una conoscenza straordinaria della natura, delle stagioni e dei cicli vegetali.
Molti studiosi ritengono che proprio da questa conoscenza sia nata la domesticazione delle piante e quindi l’agricoltura stessa.
Le donne iniziarono a selezionare i semi migliori, a conservarli e a sperimentare forme primitive di coltivazione. Da quel gesto semplice nacquero i primi villaggi agricoli e, successivamente, le grandi civiltà.
- Il contributo femminile all’agricoltura mondiale
Ancora oggi il contributo femminile all’agricoltura mondiale è enorme.
Secondo la Food and Agriculture Organization, le donne rappresentano circa il 43% della forza lavoro agricola nei Paesi in via di sviluppo.
In Italia oltre il 31% delle aziende agricole è guidato da donne: un dato che dimostra capacità imprenditoriale, resilienza e innovazione.
Nella nuova agricoltura multifunzionale le donne hanno introdotto qualità decisive: sensibilità ambientale, innovazione, capacità relazionale, accoglienza, gusto estetico, sostenibilità, attenzione alla salute e alla qualità alimentare.
- La nascita del primo embrione dell’industria alimentare domestica
Alla donna contadina va riconosciuto anche un merito storico immenso: avere creato il primo embrione dell’industria alimentare domestica.
Era la donna che: faceva il pane; preparava conserve, marmellate e sottoli; essiccava pomodori, legumi, fichi e funghi; conservava gli alimenti sotto sale; trasformava il prodotto agricolo in cibo durevole e commerciabile. Con il linguaggio moderno potremmo dire che la donna “chiudeva la filiera”, trasformando il prodotto della terra in valore economico e sociale.
Alla donna era affidata anche l’ospitalità rurale: accogliere viandanti, parenti e lavoratori stagionali significava esercitare una forma antica di welfare contadino. Oggi quell’eredità rivive nell’agriturismo, settore in cui la presenza femminile è determinante. Le donne hanno contribuito a rendere le aziende agricole luoghi di esperienza, cultura, educazione e accoglienza. Sono protagoniste: nelle fattorie didattiche; nell’agricoltura sociale; nei laboratori del gusto; nella tutela della biodiversità; nell’educazione alimentare; nella vendita diretta e nei mercati contadini.
Proprio nei mercati a chilometro zero il contributo femminile è stato decisivo. Le donne non vendono soltanto prodotti: costruiscono relazioni umane.
Ascoltano, consigliano, raccontano ricette, spiegano stagionalità e qualità, creando un rapporto di fiducia che fidelizza il consumatore.
Questa capacità comunicativa affonda le radici nella cultura contadina dello scambio e della solidarietà: il pane condiviso, il lievito prestato, i semi tramandati, i prodotti donati tra famiglie rurali.
- La cucina contadina
Le donne hanno inoltre custodito e tramandato la cucina contadina, patrimonio immateriale straordinario fatto di memoria, semplicità e sapienza.
Una cucina nata dalla povertà ma capace di trasformare pochi ingredienti locali in piatti di straordinaria qualità. Una cucina sostenibile ante litteram: stagionale, territoriale, senza sprechi, profondamente legata alla terra.
Le ricette delle campagne siciliane e italiane sono arrivate fino a noi grazie alla trasmissione orale femminile: madri, nonne e contadine sono state le vere custodi del patrimonio gastronomico nazionale.
Oggi quella cucina è diventata uno dei motori del turismo enogastronomico e dell’identità del Made in Italy.
- Il ruolo delle donne nell’agricoltura del futuro
Ma il ruolo della donna nell’agricoltura contemporanea guarda anche al futuro. Le nuove imprenditrici agricole guidano aziende innovative, investono nel biologico, nella sostenibilità, nella digitalizzazione, nell’economia circolare e nella tutela della biodiversità. Molte giovani donne stanno tornando in campagna scegliendo l’agricoltura non come ripiego, ma come progetto di vita e di libertà. Sono donne laureate, preparate, capaci di coniugare tradizione e innovazione, identità e mercato globale.










