Farmaci veterinari aumenti fino all’800%

Curare i pet è diventato un costo insostenibile per le famiglie italiane, già duramente provate dalla crisi e da un carico fiscale estremamente oneroso. L’attuale normativa prevede infatti che i veterinari non possano prescrivere ai loro pazienti animali farmaci per uso umano se sono disponibili medicinali veterinari con le stesse indicazioni.

Secondo quanto calcolato dalla Protezione Animali, in alcuni casi il passaggio dai medicinali umani ai farmaci veterinari ha comportato un aggravio di spesa dell’800%.

E’ quanto accade, ad esempio, con la terapia antiepilettica per la quale si sfrutta in alcuni casi il principio attivo del fenobarbitale che è passato dai 5 euro della versione per l’uomo ai 40 della veterinaria. Il costo della ranitidina (gastroprotettore per ulcera), invece, è aumentato da 8,59 a 16 euro; quello delle cefalosporine (un potente battericida) da 3,9 euro a 27,5.

Incremento anche per il Benazepril – da 7,76 euro a 18,9 -; un farmaco indicato per l’insufficienza cardiaca. Si tratta di costi relativi alla singola confezione e non all’intera durata della terapia che può anche prolungarsi nel tempo e che in alcuni casi può essere prescritta per l’intera vita del paziente.

«Naturalmente, condividiamo la necessità di garantire maggiore sicurezza ai pazienti animali, ma non comprendiamo il motivo per cui nel nostro Paese i farmaci veterinari abbiano costi così esorbitanti, che riteniamo ingiustificati», dichiara Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa che prosegue: «Le istituzioni e le aziende del settore devono prendere in considerazione le necessità degli animali e dei loro proprietari. Noi stessi, nella gestione dei nostri rifugi, con le migliaia di cani e gatti di cui ci prendiamo cura, siamo stati colpiti da questa stangata insostenibile».

Inoltre per l’Enpa non è pensabile che i veterinari siano costretti a rendersi complici delle lobby farmaceutiche e che la tutela della salute animale debba sottostare a questo sistema; il peso economico non può gravare unicamente su chi si prende cura degli animali.

Fonte: Enpa

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