Politica Agricola Comune: presentato progetto di riforma

La Commissione europea ha appena presentato il progetto di riforma della politica agricola comune (PAC) per il dopo 2013. Il progetto mira a rafforzare la competitività, la sostenibilità e il consolidamento dell’agricoltura su tutto il territorio dell’UE, così da garantire ai cittadini europei un’alimentazione sana e di qualità, tutelare l’ambiente e favorire lo sviluppo delle zone rurali.

“La Commissione europea propone un nuovo partenariato tra l’Europa e gli agricoltori in modo da poter affrontare le sfide della sicurezza alimentare, dell’uso sostenibile delle risorse naturali e della crescita. I decenni a venire saranno cruciali per gettare le basi di un’agricoltura forte e capace di affrontare i cambiamenti climatici e la concorrenza internazionale, rispondendo nel contempo alle attese dei cittadini. L’Europa ha bisogno degli agricoltori e gli agricoltori hanno bisogno del sostegno dell’Europa. È sulla politica agricola comune che si fondano la nostra alimentazione e l’avvenire di più della metà del nostro territorio”, ha dichiarato Dacian Cioloş, commissario all’agricoltura e allo sviluppo rurale.


Innovazione, competitività – sia economica che ecologica –, lotta ai cambiamenti climatici, occupazione e crescita: sono queste le parole chiave della proposta della Commissione.

I punti chiave della riforma sono dieci. Il primo, aiuti al reddito più mirati per dinamizzare la crescita e l’occupazione. Per valorizzare al meglio il potenziale agricolo dell’UE, la Commissione propone di sostenere il reddito degli agricoltori in modo più equo, semplice e mirato. L’aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori in attività. Sarà decrescente a partire da 150 000 euro con un massimale annuo di 300 000 per azienda, pur tenendo conto del numero di posti di lavoro creati nelle aziende agricole. Gli aiuti verranno distribuiti in modo più equo tra agricoltori, regioni e Stati membri.

Secondo punto: introdurre strumenti di gestione delle crisi più reattivi e adeguati alle nuove sfide economiche. La volatilità dei prezzi rappresenta un minaccia per la competitività a lungo termine del settore agricolo. La Commissione propone reti di sicurezza più efficaci e più reattive per i comparti maggiormente esposti (intervento pubblico e ammasso privato) e suggerisce di incentivare la creazione di assicurazioni e fondi di mutualizzazione.

Terzo, forme di pagamento “verde” per conservare la produttività a lungo termine e tutelare gli ecosistemi. La Commissione propone di riservare il 30% dei pagamenti diretti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali. Si tratta di pratiche semplici ed efficaci dal punto di vista ecologico, come la diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti, salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio.

Sono previsti ulteriori finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Un’agricoltura della conoscenza che sia anche competitiva è l’obiettivo, quindi la Commissione propone di raddoppiare gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione in campo agronomico e di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l’innovazione. Questi fondi permetteranno di promuovere il trasferimento del sapere e la prestazione di consulenza agli agricoltori, e di sostenere progetti di ricerca utili per l’attività agricola, stimolando una cooperazione più stretta tra il settore agricolo e la comunità scientifica.

Quinto obiettivo: una filiera alimentare più competitiva ed equilibrata. Pur situandosi all’origine della filiera alimentare, l’agricoltura è molto frammentata e poco strutturata. Per rafforzare la posizione degli agricoltori, la Commissione propone di sostenere le organizzazioni di produttori e quelle interprofessionali e di sviluppare le filiere corte dal produttore al consumatore, senza troppi intermediari. D’altra parte, le quote zucchero, che hanno perso la loro ragion d’essere, non saranno mantenute al di là del 2016.

È previsto anche un incoraggiamento alle iniziative agro ambientali. Sono prese in considerazione le specificità di ogni territorio e incoraggiate le iniziative agroambientali a livello nazionale, regionale e locale. Tra le priorità della politica di sviluppo rurale figureranno la salvaguardia e il ripristino degli ecosistemi, la lotta ai cambiamenti climatici e l’uso efficiente delle risorse.

Altra priorità, l’insediamento dei giovani agricoltori. I due terzi degli agricoltori europei hanno più di 55 anni. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all’attività agricola, la Commissione propone di istituire una nuova agevolazione all’insediamento destinata agli agricoltori che hanno meno di quarant’anni, per sostenerli durante i primi cinque anni di vita del loro progetto.

Occorre anche stimolare l’occupazione rurale e lo spirito d’impresa. Verrà stimolata l’attività economica nelle zone rurali e incoraggiate le iniziative di sviluppo locale. Verrà creato, ad esempio, un “kit d’avviamento” per sostenere i progetti di microimpresa, con finanziamenti fino a 70 000 euro per un periodo di cinque anni. I gruppi d’azione locale LEADER saranno rinforzati.

Nono punto chiave, una maggiore attenzione alle zone fragili, per evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori rurali europei. Gli Stati membri dell’UE potranno fornire un maggiore sostegno agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali, grazie a un’indennità supplementare. Si tratta di un aiuto che andrà ad aggiungersi a quelli già disponibili nel quadro della politica di sviluppo rurale.

Infine, una PAC più semplice ed efficace: la Commissione propone di semplificare diversi meccanismi della PAC, in particolare i requisiti di condizionalità e i sistemi di controllo, senza peraltro diminuirne l’efficacia. Inoltre, sarà semplificato anche il sostegno ai piccoli agricoltori. Questi ultimi avranno diritto a un assegno forfettario annuo che va da 500 a 1 000 euro per azienda. Sarà incoraggiata la cessione di terreni da parte dei piccoli agricoltori che cessano l’attività ad altri agricoltori che intendono ristrutturare la propria azienda.

Coldiretti su proposta riforma agricola UE. Tutta in salita La proposta così come è non va bene e si prospetta ora una trattativa tutta in salita, ma è certo che siamo pronti a mettere in campo ogni azione utile per realizzare una riforma della Pac piu’ equa e giusta. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini che, in riferimento al varo da parte della Commissione della proposta di riforma della Politica agricola europea (Pac), sottolinea che “in un momento di forte crisi economica le risorse vanno indirizzate verso una agricoltura che dà risposte in termini di competitività, occupazione, sicurezza alimentare e soprattutto verso chi l’agricoltura la fa sul serio e ci vive”. Invece di definire gli agricoltori attivi in base a quello che effettivamente fanno, il testo li definisce – denuncia Marini – solo in base alla quantità di aiuti che ricevono premiando così le rendite e le dimensioni e non certo il lavoro e gli investimenti. La proposta, tra l’altro, prevede una riduzione del budget che – conclude Marini – l’Italia non merita affatto, anche considerando che aumenta in modo significativo il divario tra le risorse che il nostro Paese versa all’Unione Europea e quello che recupera attraverso la Politica agricola. In gioco – riassume la Coldiretti – ci sono per l’Italia circa 6 miliardi di fondi comunitari all’anno per i prossimi sette anni, ma soprattutto il futuro di 1,6 milioni di imprese agricole che danno occupazione a circa un milione di dipendenti e che garantiscono il presidio territoriale di oltre 17 milioni di ettari di terreno coltivato totale dal quale nascono produzioni da primato che danno prestigio e competitività al Made in Italy nel mondo.

Commento negativo di Confagricoltura per proposta nuova PAC. E’ negativo il primo commento di Confagricoltura sulle proposte per la nuova PAC 2014-2020, appena illustrate dalla Commissione Europea a Bruxelles. L’organizzazione agricola, comunque, ricorda che prende il via oggi un lungo percorso negoziale che impegnerà i governi nazionali e il Parlamento europeo per tutto il 2012.

Peraltro, anche nella fase di formulazione delle proposte, i governi e le organizzazioni agricole hanno discusso con la Commissione nel merito delle nuove regole. Ne è la prova lo stralcio, chiesto da Confagricoltura, della scadenza del 2028 per la convergenza dei pagamenti diretti su un importo unico per tutti gli ettari coltivati nell’UE.

Per Confagricoltura le proposte delineano una PAC che non sostiene l’impresa agricola, sacrificandone l’efficienza economica, aggravandone gli oneri amministrativi e riducendone la possibilità di contribuire nei prossimi anni all’auspicata e necessaria crescita del PIL nazionale.

In questa direzione andrebbero in particolare le indicazioni della Commissione in materia di “greening”, che subordinano il pagamento di un terzo degli aiuti a maggiori impegni – e costi – di tipo ambientale, che appesantiscono gli obblighi già introdotti con le regole di condizionalità dei pagamenti diretti. Tra l’altro il prezzo che si vorrebbe far pagare all’agricoltura con queste nuove regole appare sproporzionato rispetto all’impatto dell’attività agricola sull’ambiente e all’uso che l’agricoltura fa delle risorse naturali.

Confagricoltura ritiene che la proposta di riforma della PAC 2014-2020 sia in totale contraddizione con le esigenze di crescita produttiva e di mantenimento di scorte strategiche, indicate sia dalla FAO che dal G20 come strumenti indispensabili per gestire l’aumento tendenziale della domanda di cibo e la volatilità dei prezzi.

Se l’obiettivo delle proposte della Commissione era quello – ampiamente pubblicizzato – di orientare la Politica Agricola Comune a sostegno di un’agricoltura produttrice di beni e servizi tangibili per la collettività, bisogna dire che tale obiettivo non sembra sia stato colto.

Confagricoltura sollecita il governo a vigilare nel corso del difficile negoziato che lo attende, affinché siano tutelati gli interessi vitali dell’agricoltura italiana.

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