Una legge per equilibrio rapporti agricoltori e grande distribuzione

Contrastare pratiche contrattuali sleali e assicurare una maggiore trasparenza nella formazione e distribuzione dei prezzi lungo tutta la filiera. Questi gli intenti della legge di iniziativa popolare presentata oggi a Roma dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori per ridefinire i rapporti, spesso sbilanciati, tra agricoltori e Gdo.

«L’obiettivo della nostra iniziativa, è quello di riequilibrare, migliorare e regolamentare questi rapporti. Oggi esistono diffusi e gravi problemi che penalizzano il mondo agricolo che riguardano sia gli accorti contrattuali scorretti (pagamenti tardivi, modifiche unilaterali dei contratti, versamento di anticipi per accedere alle trattative) sia la quasi completa assenza di informazioni sulla formazione dei prezzi e sulla distribuzione dei margini di profitto lungo la filiera alimentare. Con questa proposta vogliamo ribadire e portare all’attenzione la centralità del produttore agricolo e del consumatore» ha commentato presidente della Cia Giuseppe Politi illustrando la proposta.

Secondo la Cia esiste «un’eccessiva concentrazione di quote di mercato in mano a pochi gruppi di acquisto, con conseguenze negative sull’occupazione, sulla protezione ambientale e sul consumatore finale. Operatori piccoli ma efficienti infatti, si trovano costretti a rinunciare a investire per migliorare la qualità del prodotto e innovare i processi di produzione». Una tesi avvalorata dai dati sul reddito medio: quello degli agricoltori europei è sceso di 12 punti percentuali solo nel 2009 e in Italia il quadro è addirittura peggiore con -25% negli ultimi tre anni. Purtroppo, come è stato rilevato durante il convegno Cia, le proiezioni per i prossimi anni non lasciano ben sperare e mostrano una nuova diminuzione dei guadagni degli agricoltori a fronte di un aumento costante dei margini dei trasformatori, dei commercianti all’ingrosso e al dettaglio.

«Con questa azione legislativa vogliamo dunque puntare soprattutto su tre aspetti: il primo è la trasparenza delle relazioni contrattuali e dei meccanismi di formazione dei prezzi; il secondo è il rafforzamento delle organizzazioni economiche degli agricoltori e degli strumenti di governo dell’offerta e di gestione dei rischi di mercato (aspetto non trattato nella proposta di legge); il terzo è un quadro normativo che permetta il funzionamento di accordi di autoregolamentazione volontari» spiega ancora Politi.

Non sono dello stesso avviso i rappresentanti della Gdo presenti al convegno. Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, è convinto che «la via legislativa può stimolare il confronto ma non risolve i problemi: la strada da seguire non è burocratica ma discutere attorno a un tavolo costruendo progetti condivisi. La strategia per una maggiore convenienza si basa su una maggiore efficienza e competitività dell’agricoltura italiana, noi come Coop non siamo alla ricerca del prezzo più basso ma del prezzo più equo in rapporto alla qualità che va mantenuta alta». Scettico anche il direttore generale di Conad Francesco Pugliese: «Non illudiamoci che un Ddl possa risolvere i problemi e se regolamentiamo il mondo agricolo dobbiamo intervenire anche nell’industria alimentare».

Fonte: Cia

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