ANTICHE TRADIZIONI: Un duello ad armi pari nello Stretto

Lo “SPADA” (come familiarmente viene chiamato dai pescatori messinesi), da sempre ha colpito la fantasia degli uomini come pochi altri pesci al mondo, alimentando così storie e leggende affascinanti. Questo “cavaliere d’altri tempi” racconta infatti la Sicilia più antica: pare che nello Stretto di Messina lo si pescasse già nel XVII° secolo avanti Cristo e, di lui, hanno parlato Aristotele ed i più grandi autori greci del passato. Sin dalla notte dei tempi, la bontà delle sue carni lo ha reso oggetto di una pesca intensa, e la sua indole fiera è stata anche cantata in una delle più belle canzoni di Domenico Modugno. La fama del pesce spada (xiphias gladius) è legata principalmente al suo aspetto inconfondibile: elegante e affusolato, deriva il suo nome dal prolungamento del mascellare superiore, che si protende poi in una lama sottile e robusta. Quest’ultima, come ben si conosce, arriva a misurare anche un terzo della sua lunghezza totale. Nuotatore velocissimo (può raggiungere i novanta km orari) il pesce spada è anche un grande predatore. Usa, infatti, la sua spada affilatissima per tagliare e stordire i pesci più piccoli. Ed inoltre, se ne serve come strumento di difesa. E’ un pesce che mi piace definire “tosto ed intrepido”, dato che non si lascia intimidire neanche dagli avversari più grossi. Quando è arpionato reagisce con violenza e, non sono mancati i casi in cui ha trafitto le imbarcazioni (è passata alla storia la perforazione della corazzata esterna del sommergibile da ricerca Alvin). Per catturare questo fiero e coraggioso abitante del mare, i pescatori siciliani hanno usato ami reti ed arpioni. Questi ultimi hanno dato vita ad una tradizione nobile, che pur tra mille difficoltà, sopravvive nelle “passerelle” usate ancor oggi da un ristretto gruppo di pescatori messinesi. Queste imbarcazioni hanno un’altissimo traliccio centrale (si spinge fino a trenta metri) dal quale vengono avvistati i pesci, e dove si trovano anche i comandi del ponte prodiero. Da qui, in una piccola gabbia metallica, il fiocinatore colpisce la sua preda. Un duello, dunque, ad armi pari nello Stretto che “rivela”, anche in tempi modernissimi come i nostri, il legame forte ed avito dei pescatori messinesi con il mare.

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