L’Acqua. Bene comune

acquaIn Europa oltre 50 milioni di persone non hanno accesso permanente all’acqua potabile. Nel mondo sono più le persone che hanno accesso a un telefono cellulare di quanti possano utilizzare una toilette pubblica. L’acqua, primo requisito per la vita, è una risorsa sempre più scarsa nel pianeta. Cambiamenti climatici, siccità e alluvioni, inquinamento sono i segni della crescente vulnerabilità della risorsa idrica. La scarsità di acqua si ripercuote sul suo prezzo, sempre più caro, e sulla sua distribuzione, sempre più disuguale. Basti pensare che le utenze domestiche, che ‘consumano’ il 20 per cento dei prelievi, sostengono l’80 per cento delle fatture d’acqua; viceversa i maggiori consumatori d’acqua, cioè gli impianti di produzione energetica che necessitano di raffreddamento e l’agricoltura che esige irrigazione, assorbono rispettivamente il 44 per cento e il 24 per cento delle disponibilità idriche e sostengono meno di un quinto dei costi di fatturazione. Nella giornata mondiale che l’Onu ha dedicato all’acqua (water world day) le problematiche di gestione della risorsa idrica sono state oggetto della prima “audizione pubblica” promossa dalla Regione Veneto, in Fiera a Padova: un dibattito promosso tra esperti e ‘addetti ai lavori’ – nell’ambito del salone specializzato Sep Pollution e a conclusione della Settimana veneta dell’Ambiente – per dibattere scenari e strategie di una corretta gestione dell’acqua a livello locale, nazionale ed europeo. Punto di partenza del dibattito, l’esame del dossier strategico elaborato dalla Commissione europea per la salvaguardia delle risorse idriche europee, denominato “Water Blueprint”, destinato a orientare le scelte strategiche dell’Unione europea e degli Stati membri sino al 2030. Sul documento strategico europeo Consiglio regionale e Giunta hanno voluto ascoltare e mettere in dialogo tutti i cosiddetti “portatori di interesse”: istituzioni ed enti pubblici, categorie economiche, università ed enti di ricerca, mondo della bonifica, associazioni ambientaliste. “L’obiettivo – ha spiegato il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato aprendo i lavori – è interrogarci sui modelli attuali di gestione della risorsa idrica, valutarne i punti di criticità e formulare proposte per una migliore gestione, sia a livello locale e regionale che su scala europea”. Il piano Ue propone di fronteggiare i problemi di qualità, scarsità e costo dell’acqua con investimenti in tecnologia, con aumenti del prezzo/tariffa in base al doppio principio che “chi consuma paga” e “chi inquina paga”, e con una ‘governance’ affidata ai cosiddetti stakeholders cioè ai “portatori di interesse” (istituzioni pubbliche, mondo delle imprese, associazioni di settore, mondo accademico e della ricerca, Ong). Una impostazione che appare troppo mercantile – ha commentato il presidente Ruffato – nella quale prevale la monetizzazione del bene-acqua e che trascura, invece, “le interrelazioni tra agricoltura e industria, città e territorio, usi domestici e usi industriali che possono essere correttamente affrontate solo con una cultura civica dell’acqua bene pubblico”. Anche per Riccardo Petrella, docente dell’università di Lovanio (Belgio) e presidente di Ierpe, l’istituto europeo di ricerca sulle politiche dell’acqua che ha messo sotto lente critica il Water Blueprint, il piano strategico messo a punto dal governo europeo appare figlio “di una logica economicistica e meramente finanziaria” che privilegia – ha spiegato – gli interessi dei grandi gruppi agroindustriali ed energetici europei, non affronta la questione della proprietà dell’acqua e del suo controllo e non promuove la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Una buona gestione della risorsa idrica – è la controproposta dell’Istituto europeo di ricerca – dev’essere pubblica e integrata, ponendo i costi dell’acqua a carico della collettività, coperti dalla finanza pubblica, e differenziando la tariffazione in funzione delle finalità degli usi. Chiave di volta di uno scenario di gestione è il governo dell’interdipendenza tra acqua, agricoltura, industria, energia e gestione del territorio attraverso una politica “partecipata”, che coinvolga tutti gli attori in campo, nell’interesse dell’intero ecosistema

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