Il Pistacchio, oro verde di Bronte

Sentieri che si districano in tortuose salite che pian piano si allontano dal centro abitato per poi scendere in ripide valli affrescate da rigogliosi boschi delimitati qua e là da muri a secco. L’aria sempre più fresca e salutare.

Nessun rumore filtra se non quello della natura stessa. Lo sbatter d’ali di un’aquila reale, l’arrivo di una donnola o di una volpe che sbuca, all’improvviso, da un cespuglio.

L’escursionista che si è spinto in questi luoghi ha finalmente trovato quello che cercava.

Uno spettacolo mozzafiato gli si para davanti come in una cartolina d’altri tempi in cui i veri protagonisti sono quei lussureggianti alberi che crescendo direttamente sulle colate laviche trasferiscono particolari proprietà organolettiche ai loro verdeggianti frutti.

“L’oro verde” così è denominato il pistacchio di Bronte possiede colori e qualità che ne fanno un unicum in tutto il mondo, contribuiscono le sciare dell’Etna, la temperatura e le tradizioni di coltura tramandate da padre in figlio. Il frutto verde brillante, a differenza dei prodotti provenienti dall’Asia o dall’America di colore giallo, ha un sapore dolce, delicato e aromatico contemporaneamente.

Queste caratteristiche, uniche fra i prodotti similari di altre zone, sono valorizzate proprio nel luogo di produzione dove ogni anno nelle viuzze e piazze del centro storico si svolge la “Sagra del Pistacchio” giunta nel 2008 alla sua 19° edizione. Nel corso della sagra si possono assaggiare e naturalmente acquistare i prodotti ottenuti con la lavorazione del pistacchio e i frutti stessi. La Sagra è l’occasione per fare conoscere il raffinato frutto, con degustazioni di prodotti che vanno dalla salsiccia alla pasta al pistacchio, dalle torte ai torroni, al gelato, alle crepes, ecc.

 

  • La pianta

Il Pistacchio di Bronte (Pistachia Vera) è un arbusto di altezza non superiore ai 6 metri, dotato di radici profonde, tronco nodoso e contorto di colore grigio brunastro e dal fogliame caduco.

L’albero per dar frutto ha bisogno della femmina e del maschio. Almeno ogni otto piante femmine (pistachia vera) bisogna, infatti, piantare un maschio (Pistacia Terebinthus) in questo modo il vento trasporta il polline dei fiori dai maschi fino al pistillo delle femmine. Il pistacchio fruttifica in un ciclo biennale. I frutti vengono raccolti in settembre, a mano, uno ad uno, tenendosi in equilibrio fra i massi di lava nera con sacchi di tela legati al collo. Il frutto è una drupa con un endocarpo ovale a guscio sottile e duro, contenente il seme che ha colore verde vivo sotto una buccia viola. Dopo la raccolta, il frutto viene smallato ed asciugato al sole per alcuni giorni ad opera del produttore stesso, che poi lo vende in guscio alle aziende esportatrici o lo conferisce alle cooperative.

 

  • Il riconoscimento di prodotto DOP

Il “pistacchio verde di Bronte”, continuamente minacciato da importazioni di qualità assolutamente inferiore, si è avviato alla conquistata del riconoscimento di prodotto DOP (Gazzetta ufficiale Ottobre 2001). Trattasi per ora di una protezione transitoria per cui nel 2009 dovrà pronunciarsi la Commissione Europea, per la registrazione definitiva della denominazione, intanto il 3 novembre 2004 è stato costituito il Consorzio di tutela.

La Denominazione d’Origine Protetta riguarda una zona di produzione, compresa fra i 300 e i 900 metri s.l.m., che ricade nei territori di Bronte, Adrano e Biancavilla.

 

  • Un po’ di storia

Il Pistacchio, un frutto dalla storia antichissima, noto ai Babilonesi, Assiri, Giordani, Greci, citato addirittura nel libro della Genesi e riportato nell’obelisco, fatto innalzare dal re dell’Assiria, attorno al VI secolo a.C., è un prodotto che ha contribuito a delineare il patrimonio culturale-gastronomico dei popoli mediterranei. Furono gli Arabi, strappando la Sicilia ai Bizantini, a promuovere e a diffondere la cultura del pistacchio nell’isola e, a conferma di ciò, basta considerare l’affinità etimologica del nome dialettale dato al pistacchio col corrispondente termine arabo. I termini siciliani “Frastuca” (per indicare il frutto) e “Frastucara” (per indicare la pianta ) derivano infatti dai termini arabi “fristach”, “frastuch” e “festuch” derivati a loro volta dalla voce persiana “fistich”. Il nome è onomatopeico e richiama il suono prodotto dal guscio che maturando si apre all’improvviso emettendo un pis-tak.

 

  • Curiosità
  • oltre 30.000 i quintali di pistacchio che si raccolgono ogni biennio a Bronte (1% della produzione mondiale) con un ritorno economico di 20 milioni di euro;
  • circa 8,00 e 25,00 euro al chilo sono rispettivi costi del pistacchio con e senza il guscio;
  • 3.000 sono gli ettari di terreno coltivati a pistacchio a Bronte;
  • più di 1.000 i produttori brontesi;
  • 10 anni è il tempo minimo per cui gli alberi piantati oggi daranno i primi pistacchi;
  • più dell’80% della superficie siciliana è coltivata a pistacchi (20.000 quintali la produzione siciliana nel 1985, di cui 18.000 a Bronte);
  • l’80% del prodotto brontese è esportato all’estero, il restante 20% trova impiego nell’industria nazionale (il 55% industria delle carni insaccate, il 30% nell’industria dolciaria ed il 15% nell’industria gelatiera);
  • 1 seme di pistacchio contiene proteine (20,6%), carboidrati (8%), grassi (48%), altri elementi come il potassio e vitamine (23,40%).

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