Un progetto di sviluppo locale, dal suino nero alla salsiccia tradizionale di Palazzolo Acreide, una storia lunga 2664

Chi l’ha mai detto che lo sviluppo locale deve essere necessariamente avviato e trainato dal mondo politico? A seguire un esempio  concreto di come un gruppo di operatori, allevatori, ristoratori, ha avviato un reale processo di sviluppo per l’intera collettività di Palazzolo Acreide. Ce lo racconta Giuseppe Messina in un libro  recensito dal nostro Giovanni Carbone.


Un libro importante questo curato da Giuseppe Messina, un lavoro che va oltre la semplice – e doverosa – descrizione del ruolo di una razza endemica di suino, il nero, nel contesto territoriale ibleo, e dei suoi processi di lavorazione, ma che attraverso questa sviluppa una narrazione efficace di come ripartire dal cibo per ricostruire un’autentica sovranità alimentare in quanto scelta strategica per lo sviluppo armonico delle comunità e del paesaggio.

Non è semplicemente un lavoro di ricostruzione storica, dunque, né pone l’accento solo sul carattere folclorico e/o gastronomico del preservare usanze alimentari antiche di oltre due millenni; tanto meno, con l’attenta enunciazione dei protocolli di lavorazione, dalla macellazione alla conservazione, si configura come una mera descrizione di fasi artigianali, ma rappresenta piuttosto la rottura di un paradigma che intende attribuire allo sviluppo economico solo un carattere “urbano”, di economie di massa, senza soffermarsi troppo sulle implicazioni socio-culturali, sulla necessità ormai dirimente di preservare la qualità della vita delle donne e degli uomini, rendendoli nel contempo attori protagonisti delle proprie scelte, proprio a partire dalle abitudini alimentari.

Elementi salienti di questo testo sono il rapporto tra il ciclo produttivo che parte dalla terra, e le istituzioni che riconquistano un ruolo deputato a sostenere l’iniziativa di recupero e di sviluppo di pratiche organiche al DNA di un territorio. Una sinergia che investe operatori del settore, amministrazioni locali (in prima linea il Comune di Palazzolo Acreide), lo Slow Food, ed istituti di credito lungimiranti che credono nella prospettiva di una crescita dettata dalla riscoperta di antiche consuetudine assurte al rango di moderne esigenze. Questo libro mostra dunque un modello di partnership che si auspica possa divenire capace di un contagio positivo, per porre l’accento sulle potenzialità di uno sviluppo concreto del mondo rurale, con tutte le sue implicazioni, da quelle storiche e paesaggistiche, a quelle sociali ed economiche.

Il libro diviene anche guida del gusto, con i riferimenti ai luoghi più significativi della ristorazione nel territorio di Palazzolo Acreide, e ricettario essenziale per valorizzare il consumo della carne di suino nelle sue varie forme.

Molto bella la documentazione fotografica, che riesce a ricongiungere la pratica dell’allevamento del suino nero, specie che la FAO ha dichiarato in via di estinzione, con il paesaggio che la accoglie e con altre manifestazioni sorte nel suo grembo. E di grande suggestione le testimonianze di Nello Blancato, Giuseppe Fava, Giorgio Petta e Luigi Lombardo che, ciascuno con le modalità del proprio stile inconfondibile, coniugano il racconto del “porco” con esperienze culturali elevatissime, spezzando la vulgata che ghettizza le abitudini alimentari a mero godimento del palato, ricostruendone il valore materiale e simbolico in una esaltazione della convivialità come pratica essenziale del “vivere bene”. In tal senso val la pena chiudere questa breve descrizione del bel libro di Messina con le parole di Pippo Fava: “Io non ricordo altre sere in cui il piacere di esistere fosse così quieto, una felicità tranquilla, una specie di calore, di torpore, anzi una sicurezza di essere ben vivi senza altre possibili felicità da scegliere, e che il mondo, lontanissimo e distaccato nel buio, fosse composto solo da altri milioni di stanze, con l’identica gialla lame padina sul tetto, la pioggia che scroscia fuori e il braciere sotto le gambe”.

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