La Sicilia nella guide di Corrado Ricci

Nel 1903, l’Istituto di Arti Grafiche di Bergamo, cominciò a pubblicare, i primi volumi di una collana intitolata Italia Artsistica ed affidata alla guida di Corrado Ricci, che proponeva delle monografie sapientemente documentate e ricchissime di illustrazioni, sulla  storia e sul patrimonio artistico, culturale e paesaggistico delle città d’arte italiane. Tra i volumi, che uscirono sin al 1933, diversi riguardarono città e luoghi siciliani.

E già nella quarta uscita della collana, nel 1903, appare il primo, ma doppio, lavoro sulla Sicilia: si tratta infatti di due monografie nello stesso volume, una di Serafino Rocco su Girgenti, l’altra di Enrico Mauceri dal titolo “Da Se gesta a Selinunte”. Passata al setaccio è dunque la parte occidentale dell’isola ricca delle antiche vestigia greche. Nel suo scritto, Rocco inizia con una descrizione del centro urbano della ‘piccola città siciliana di circa venticinquemila abitanti, dalle piazzette ineguali e dalle viuzze strette, tortuose e acciottolate’ e poi dà amplissimo spazio alla minuta, documentata e avvincente descrizione storico-archeologica del prezioso patrimonio della Valle de Templi, corredata da più di 70 fotografie; mentre Mauceri presenta i templi di Segesta e Selinunte con perizia e appassionata conoscenza dei luoghi di cui tratta, esprimendo lungo il testo le sue preoccupazione per la trascuratezza in cui però versano.

Quattro anni dopo, nel 1907, nell’Italia Artistica di Ricci,la Siciliaè ancora presente con una formidabile guida di Catania, opera del già maturo, affermato e famoso scrittore Federico De Roberto. L’autore verista, che è nato a Napoli, ma che ha eletto la città a luogo della sua residenza e vi ha trascorso la sua vita, racconta la città con piglio letterario e con la conoscenza approfondita dell’archeologia, delle vicende urbanistiche, dei monumenti e di tutte le emergenze artistiche della città etnea, della quale non si limita a censire, spiegare, osannare piazze, chiese, statue e palazzi (che nel testo vengono mostrate da più di 150 foto effettuate da fotografi del luogo come Griti, Martinez e dai famosi fiorentini Brogi e Alinari) ma anche tradizioni e feste, come quella, cardine e magistrale per l’intensità della devozione e della partecipazione popolare, di Sant’Agata, per la quale De Roberto ha parole appassionate e commosse.

Sempre lo stesso anno, escono ben altre tre monografie dedicate a luoghi siciliani: una, ancora ad opera di Mauceri, riguarda Taormina e dovutamente illustrata mostra monumenti, chiese e angoli stupefacenti, che danno su un mare incantevole, del più bel belvedere dell’isola; un’altra dal titolo Nicosia, Sperlinga, Cerami, Troina e Adrano, ad opera di Giovanni Paternò Castello, fa conoscere paesi e tesori artistici dell’interno dell’isola, offrendo ai visitatori la possibilità di un itinerario rupestre, arcaico e ancora intatto nell’ambiente e nelle usanze patriarcali e tradizionali; e, ancora di quell’anno è il lavoro di Giovanni De Lorenzo dedicato all’Etna, che decanta le bellezze e singolarità del vulcano illustrandone gli aspetti geomorfologici (crateri, valli etc.) e le possibilità notevoli e varie dei suoi sentieri e percorsi naturalistici, oltre a ragguagliare su beni monumentali e culturali dei più importanti paesi che ricadono ai piedi dell’Etna.

Semprela Siciliaorientale è la protagonista di altri due volumi della collana diretta da Ricci: nel 1909, di nuovo Mauceri tratta di Siracusa ela Valledell’Anapo e di nuovo Federico De Roberto viene chiamato a cimentarsi con dei posti a lui cari. Con il titolo Randazzo ela Valledell’Alcantara, l’autore de I vicerè, che amava risiedere spesso, soprattutto d’estate, nel centro di Zafferana Etnea, realizza il suo reportage lungo un itinerario che ruota attorno ai paesi montani alle pendici dell’Etna  e alle singolarità naturalistiche che si possono osservare lungo il corso dell’antico fiume Alcantara.

Nel 1928, l’attenzione delle guide dell’Italia illustrata ritorna a rivolgersi al versante occidentale dell’isola e Antonino Sorrentino scrive Da Erice a Lilibeo; l’anno successivo, nel 1929 Luigi Biagi cura la monografia su Palermo, elencando e analizzando minutamente le sue preminenze architettoniche (la Cattedrale, le chiese, i conventi e i palazzi nobiliari) e paesaggistiche (il Monte Pellegrino, il mare e il golfo); sintetizzando mirabilmente la storia antichissima della città e documentandone i tratti urbanistici, economici e sociali del tempo.

La monografia sul capoluogo chiude il capitolo siciliano dell’imponente collana voluta fortemente da Corrado Ricci, poliedrico e coltissimo cultore dell’arte, prolifico pubblicista e viaggiatore che fu in Sicilia in diverse occasioni e in una, nel corso degli anni venti, vi accompagnò, per un tour, Benedetto Croce. Inoltra  a legare Ricci all’isola era l’amicizia e il rapporto di lavoro che intrattenne soprattutto con lo studioso siciliano Mauceri, autore di più monografie, dato che Ricci, a cavallo tra otto e novecento, è alla guida della Direzione generale Antichità e Belle Arti e Mauceri, in Sicilia ricopre l’incarico di ispettore e direttore di diversi musei, a Siracusa e a Messina. Ma l’importanza di quelle guide fu che posero all’attenzione pubblica e nazionale, agli esperti come ai semplici appassionati, il problema della salvaguardia  di quei beni, soprattutto archeologici-monumentali, disseminati sul territorio siciliano e ancora non sufficientemente sottoposti a tutela, in un fase difficile dell’inizio del , durante la quale le istituzioni preposte (gli uffici delle nascenti Sovrintendenze alle Belle Arti) dovevano da un lato provvedere alla gestione dei numerosi beni ecclesiastici (monasteri, chiese, fondi rurali etc.) espropriati al clero subito dopo l’Unità d’Italia e dall’altro fronteggiare adeguatamente l’assalto al vasto e ricco territorio delle estese aree archeologiche siciliane, che esperti tombaroli e avidi speculatori andavano organizzando. Le guide di Ricci richiamarono di certo il turismo, ma soprattutto servirono a sensibilizzare le elite culturali e politiche locali, delle grandi e piccole realtà dell’isola, sulla necessità di sorvegliare, proteggere e valorizzare le preziosità che possedevano.