La Malva: foglia santa

malva

Marco Valerio Marziale, poeta latino, nei suoi epigrammi consigliava l’amico Febo, certamente affetto da stitichezza ribelle, di mangiare malva e lattuga. Anche Marco Gullio Cicerone scrisse che durante un pranzo di gala, al quale era stato invitato, mangiò la malva unitamente ad altri ortaggi traendone un grande beneficio intestinale.

La malva era già nota come verdura prelibata dal XV secolo, veniva consumata per le proprietà lassative e antinfiammatorie; in seguito le furono attribuite tante virtù da essere chiamata persino “foglia santa”. Questa pianticella è comune in tutta l’Italia, nei luoghi erbosi, lungo i margini delle strade di campagna e talvolta tra le macerie. I fiori sono di un lilla rossastro e sbocciano in fascetti ascellari, il loro colore si fa più intenso quando vengono essiccati.

Le foglie vengono raccolte al tempo della fioritura (Luglio Agosto), mentre i fiori si colgono quando sono in boccio. Sia le foglie che i fiori devono essere essiccati all’aria e all’ombra e poi conservati in vasi di vetro o scatole di latta a chiusura ermetica. Secondo le ultime ricerche le foglie contengono vitamine A, B, C, E e carotene; i fiori, la malvina che per idrolisi produce glucosio.

Tanto le foglie quanto i fiori contengono ossalato di calcio, tannino, glucosio e tracce di un olio etereo. La malva ha proprietà ipoglicemizzanti, è raccomandata nelle flebiti come antispastica, nelle atonie e nei catarri intestinali, nelle varici infiammate, come calmante nelle tossi e nelle bronchiti, come collutorio nella stomatite e nell’angina. Si usa per la cura degli ascessi, degli eritemi e come collirio e per impacchi sulla parte, per combattere l’infiammazione degli occhi.

L’infuso di fiori di malva si prepara mettendone 15 grammi in un litro di acqua bollente e lasciando il tutto in riposo per 10 minuti. L’infuso di foglie si prepara allo stesso modo, adoperando però 20 grammi. L’uno e l’altro si prendono a tazzine, tre volte al giorno, sempre tiepidi e addizionati a miele puro.

Per riottenere la salute compromessa da forti infiammazioni intestinali le nostre nonne utilizzavano il clistere di infuso di malva al 5% e continuavano la cura con tre tazzine giornaliere di preparato.

Infatti l’infuso veniva molto raccomandato contro la stitichezza, così come pure le foglie e i teneri germogli cotti per pochi minuti in acqua, mangiati conditi con olio, limone e sale.

L’infuso di 15 grammi di foglie in un litro di acqua bollente (ove vengono lasciate riposare per 15 minuti) si dice sia vantaggioso nelle malattie eruttive come la rosolia, il morbillo, la scarlattina e sia un tonico per i vecchi e le persone esaurite.

La radice fresca della pianta, schiacciata e posta su gonfiori infiammati lenisce il dolore sino a farlo scomparire. Molti sono ancora i malanni che si possono guarire con questa modestissima erba medicinale: l’infiammazione al duodeno, l’acne infiammatoria, le intossicazioni intestinali, la dermatosi pruriginosa e varie altre malattie.

Dal che si deduce che la natura è sempre prodiga e generosa nell’elargire doni a chi in essa crede fermamente.