Falso extravergine fa crollare prezzi vero -30%

Il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva è crollato del 30 per cento anche per effetto degli inganni e delle frodi che danneggiano il settore e colpiscono produttori e consumatori. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare positivamente l’operazione dei carabinieri dei Nas che hanno scoperto un traffico di circa 500.000 litri di olio extra vergine di oliva contraffatto da parte di una l’organizzazione che reperiva anche in ambito internazionale (Spagna e Maghreb), le materie prime per la sofisticazione degli olii (clorofilla e betacarotene) per poi cederle ad oleifici compiacenti.

“L’operazione dei Nas dei Carabinieri svela il “mistero” delle tante anomalie che si trovano sul mercato dove occorre diffidare da quegli olii che sono venduti a prezzi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive”. 

I prezzi pagati ai produttori agricoli crollano per effetto della concorrenza sleale provocata dagli inganni e contraffazioni nonostante il fatto che i consumi di extravergine delle famiglie sono aumentati del 4,2 per cento nel 2012 e la produzione nazionale si è ridotta addirittura del 6 per cento nell’ultima raccolta. L’arrivo di olio di oliva straniero in Italia ha raggiunto il massimo storico di 584mila tonnellate e ha superato la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483mila tonnellate. ll risultato del sorpasso è il fatto che oggi la maggioranza delle bottiglie di olio proviene da olive straniere senza che questo sia sempre chiaro ai consumatori ma si assiste anche ad una forte riduzione della qualità dell’olio in vendita, oltre che a una pericolosa proliferazione di truffe e inganni.

L’Italia è il primo importatore mondiale di olio che per il 74 per cento viene dalla Spagna, il 15 per cento dalla Grecia e il 7 per cento dalla Tunisia, proprio i Paesi coinvolti dalla truffa scoperta dai Nas. E forse non è un caso che secondo una analisi Coldiretti/Eurispes il 19,1 per cento dell’olio extracomunitario importato in Italia nel 2010 è stato destinato alla provincia di Lucca.

Nel 2011 si è verificato un ulteriore aumento del 3 per cento nelle importazioni di olio di oliva dall’estero che sono quasi triplicate negli ultimi 20 anni (+163 per cento), sommergendo di fatto la produzione nazionale, che sarebbe peraltro quasi sufficiente a coprire i consumi nazionali. Gli oli di oliva importati in Italia vengono infatti mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri dove sono state esportate 364mila tonnellate nel 2011.

Sotto accusa è anche la mancanza di trasparenza visto che quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia contengono miscele di diversa origine, per le quali è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, secondo una indagine della Coldiretti. E questo nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile.

Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente.

L’attacco all’olio italiano secondo la Coldiretti mette a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantiscono un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di 2 miliardi di euro. La produzione nazionale si concentra in Puglia (35%), Calabria (33%), Sicilia (8%), Campania (6%), Abruzzo (4%), Lazio (4%), Toscana (3%) e Umbria (2%). Sono 43 gli oli italiani a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea.

  • LA PRODUZIONE 2011 DI OLIO D’OLIVA MADE IN ITALY
  • Regione
  • Prod. 2011 in t.
  • Prod. 2010 in t.
  • Variazione
  • Piemonte
  • 13
  • 13
  • Lombardia
  • 1.051
  • 999
  • +5%
  • Trentino-Alto Adige
  • 264
  • 264
  • Veneto
  • 1.442
  • 1.309
  • +10%
  • F. Venezia Giulia
  • 30
  • 34
  • -13%
  • Liguria
  • 4.446
  • 3.557
  • +25%
  • Emilia Romagna
  • 827
  • 785
  • +5%
  • Toscana
  • 11.070
  • 18.449
  • -40%
  • Umbria
  • 7.238
  • 10.340
  • -30%
  • Marche
  • 2.682
  • 4.409
  • -39%
  • Lazio
  • 17.337
  • 28.895
  • -40%
  • Abruzzo
  • 12.188
  • 18.748
  • -35%
  • Molise
  • 5.452
  • 6.249
  • -13%
  • Campania
  • 29.705
  • 39.606
  • -25%
  • Puglia
  • 1.665.36
  • 161.078
  • +3%
  • Basilicata
  • 6.220
  • 6.220
  • Calabria
  • 161.845
  • 157.918
  • +2%
  • Sicilia
  • 51.214
  • 48.467
  • +6%
  • Sardegna
  • 3.639
  • 6.066
  • -40%
  • Italia
  • 483.200
  • 513.407
  • -6%

Fonte: elaborazione Coldiretti su dati Ismea-Unaprol-Cno

  • LE IMPORTAZIONI E LE ESPORTAZIONI DI OLIO DI OLIVA
  • Anno
  • importazioni in t.
  • esportazioni in t.
  • 1992
  • 221.771
  • 133.431
  • 1997
  • 485.774
  • 198.496
  • 2002
  • 525.871
  • 291.900
  • 2005
  • 468.129
  • 334.232
  • 2006
  • 442.044
  • 290.252
  • 2007
  • 513.420
  • 294.513
  • 2008
  • 492.810
  • 306.267
  • 2009
  • 470.027
  • 294.420
  • 2010
  • 569.042
  • 343.327
  • 2011
  • 583.967
  • 363.561

Fonte: elaborazione Coldiretti su dati Istat